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Netanyahu rifiuta il piano di pace in 15 punti per Gaza e mette in difficoltà Trump

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Netanyahu rifiuta il piano di pace in 15 punti per Gaza e mette in difficoltà Trump

Cos’è successo

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto domenica il piano in 15 punti del Board of Peace per Gaza, sostenuto da Donald Trump: nessun ritiro delle truppe israeliane avverrà finché Hamas non si sarà disarmato "davvero", ha detto in consiglio dei ministri, escludendo un disarmo "fittizio". Il movimento islamico palestinese, dal suo lato, ribadisce di essere pronto ad attuare l'accordo, ma condiziona la cessione delle armi pesanti alla fine di "ogni forma di aggressione" israeliana e al ritiro delle forze da Gaza.

Nickolay Mladenov, l'alto rappresentante del Board per Gaza, ha difeso il piano definendolo "l'unica via percorribile" e costruito per essere verificabile e reversibile passo dopo passo, con Israele che non sarebbe tenuto a ritirarsi finché il disarmo di Hamas non sia confermato sul terreno.

Perché conta

  • Il rifiuto arriva in un clima politico israeliano già teso: mancano pochi mesi alle elezioni legislative, e Netanyahu subisce la pressione dell'ala più a destra della sua coalizione, con il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir che ha bollato la bozza come "non accettabile", riducendo lo spazio per qualsiasi concessione visibile;
  • Il costo umano della guerra resta intanto enorme, con 1,9 milioni di sfollati, il 90% della popolazione di Gaza, e oltre 73mila morti secondo il ministero della Sanità del territorio, mentre martedì migliaia di persone hanno partecipato a Gaza City al funerale di massa per 112 vittime di un raid israeliano;
  • La richiesta di un disarmo "genuino" richiama direttamente l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che uccise circa 1.200 persone e ne rapì 251, l'evento che i falchi della coalizione invocano per giustificare la linea dura.

Adesso

  • Sullo sfondo si allarga anche l'instabilità regionale: gli Houthi yemeniti hanno colpito domenica con un drone la raffineria Aramco di Jazan, in Arabia Saudita, e in precedenza un porto strategico a Mocha, rilanciando un'escalation che rischia di riaccendere la guerra civile yemenita più di quattro anni dopo la tregua del 2022;
  • L'Iran, dal suo lato, lega la riapertura dello stretto di Hormuz a condizioni ulteriori verso Washington, mentre Trump dice che la sua amministrazione sta "solo semi-negoziando" con Teheran, confidando sulla pressione economica e sulla scarsità di fondi iraniani;
  • La somma di pressione elettorale in Israele ed escalation nel Golfo rende più difficile, nell'immediato, il tipo di disarmo graduale e verificabile su cui insiste lo stesso Mladenov per far avanzare il piano.

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