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Nel Regno Unito solo il 10% delle piccole imprese ha una polizza cyber dedicata, nonostante attacchi al 38%
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Cos’è successo
Secondo il Cyber Readiness Report di Hiscox, pubblicato a settembre e basato su un sondaggio a quasi 7.000 responsabili della cybersicurezza di piccole imprese in tutto il mondo (di cui 1.000 nel Regno Unito), il 38% delle piccole aziende britanniche ha subito un attacco informatico riuscito nell’ultimo anno — contro una media globale del 29%.
Il costo medio per attacco nel Regno Unito è di 35.908 dollari (26.650 sterline), una cifra assoluta inferiore alla media mondiale ma che colpisce più spesso, data la maggiore frequenza degli attacchi.
Perché conta
- Nonostante l’esposizione più alta, la copertura assicurativa resta bloccata: secondo i dati governativi del Department for Science, Innovation and Technology, solo il 10% delle imprese britanniche e il 5% delle organizzazioni benefiche possiede una polizza cyber specifica — una percentuale che sale solo leggermente, al 15%, tra le piccole imprese considerate isolatamente;
- Il divario cresce nettamente con le dimensioni aziendali: secondo ricerche di GlobalData, poco più del 40% delle PMI britanniche ha una qualche forma di copertura cyber, contro circa il 63% delle medie imprese e circa il 70% delle società del FTSE 100 — un gradiente che lascia scoperte proprio le aziende più piccole, quelle con i controlli di sicurezza più deboli e la minore capacità di assorbire le perdite;
- Il quadro complessivo del danno economico resta enorme: secondo un report di Howden, le aziende britanniche hanno perso 44 miliardi di sterline a causa di attacchi informatici negli ultimi cinque anni, con il 52% delle imprese colpite almeno una volta in quel periodo — e le cause più comuni restano compromissione delle email (20%), furto di dati (18%) e compromissione di fornitori (16%).
Adesso
- Secondo gli osservatori del settore, il persistente divario tra esposizione al rischio e copertura assicurativa è sempre più difficile da giustificare solo sulla base dei costi, dato che le imprese britanniche affrontano contemporaneamente un tasso di attacco più alto e una spesa in resilienza sopra la media rispetto ai concorrenti internazionali;
- Per gli assicuratori, questo sotto-utilizzo rappresenta sia un’opportunità di crescita sia una sfida di distribuzione: secondo GlobalData, colmare il divario richiederà di migliorare l’efficacia della distribuzione (inclusa la formazione dei broker), ridurre gli attriti di sottoscrizione per le piccole imprese, e ripensare il prodotto cyber come uno strumento di resilienza pratica che combini assicurazione, risposta agli incidenti e servizi preventivi;
- Resta da vedere se le recenti richieste di settore — tra cui proposte di sgravi fiscali per gli investimenti in cybersicurezza (sostenute dal 33% delle aziende secondo Howden) e persino l’ipotesi di un’assicurazione cyber obbligatoria (26%) — troveranno spazio in future iniziative regolatorie, dato che gli strumenti volontari finora adottati non sembrano aver colmato il divario strutturale tra rischio ed effettiva copertura.