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Nel Regno Unito 6 governi in 10 anni e il voto del 7 maggio può chiudere l'esperienza Starmer

Cos’è successo
Sono ore estremamente complesse per il premier britannico Keir Starmer. A giorni si terranno voti locali in Scozia e Galles e in entrambi i sondaggi restituiscono un risultato pessimo per il Partito Laburista. La sua leadership è inoltre messa in discussione dal caso Mandelson e dall’impopolarità e scarsa efficacia nei risultati del suo esecutivo. Questo potrebbe portare una parte decisiva del partito Laburista a affidare il governo a un’altra figura.
Alcuni esponenti del Partito Laburista appartenenti a fazioni rivali avrebbero iniziato a far circolare proposte informali per una "transizione ordinata" del potere da Keir Starmer. In assenza di un meccanismo formale per la rimozione di un primo ministro in carica, l'attenzione si è concentrata su come esercitare pressioni politiche. Una fonte di alto livello del partito ha avvertito che scarsi risultati alle elezioni locali potrebbero innescare le dimissioni dei ministri di secondo livello, fornendo così "una copertura per l'emergere di qualcuno alle spalle"”.
Perché è importante
- Keir Starmer ha vinto le elezioni meno di due anni fa, e lo ha fatto con un risultato imponente che gli ha garantito una delle maggioranze più ampie mai registrate nel parlamento inglese. Oggi, del consenso che lo ha portato a vincere nel 2024, sembra non essere rimasto più nulla.
- Il depauperamento del consenso dei Laburisti arriva a pochi anni dal completo svuotamento del consenso dei Tories. I due fenomeni, sommati, hanno delineato la fine dello storico duopolio politico britannico, a vantaggio di altri partiti, come l’estremista di destra Reform, e il partito Verde.
- L’ipotetica fine del governo Starmer potrebbe portare alle nuove elezioni, che, allo stato attuale, potrebbero essere vinte dal partito di Nigel Farage, cosa che, verosimilmente, invertirebbe il processo di progressivo indebolimento di Brexit messo in atto dall’esecutivo Starmer.
- Anche nell’ipotesi, più probabile, che la fine del governo Starmer, portasse a un nuovo esecutivo Laburista fondato sulla stessa maggioranza in aula, il dato politico di una profonda ingovernabilità del Regno Unito, resterebbe: dal 2016 di Brexit a oggi, il Paese ha cambiato sei governi.
- Se nelle prossime settimane, l’esperienza politica di Starmer dovesse concludersi, questa segnerebbe la fine anche del percorso di tentata riconciliazione delle anime del partito Laburista, da tempo lacerate dal dissidio tra i centristi del New Labour degli anni ‘90 di Blair, e l’anima più movimentista di Jeremy Corbyn. Una lacerazione che, a ben guardare, è presente praticamente in tutte le sinistre del mondo occidentale. E che in genere ha sempre portato a divisioni e riduzioni di consenso, non a somme a aumento dei voti.
E adesso?
- Molto del destino politico di Starmer dipenderà dall'esito del voto del 7 maggio. Se i laburisti perderanno, sarà importante vedere di quanto. E soprattutto da quanto, una parte del Labour, abbia già un piano alternativo pronto. I tempi di una eventuale transizione si misureranno nelle settimane successive al voto: la combinazione tra dimissioni di ministri di secondo livello e mobilitazione delle correnti interne è il meccanismo informale che, in assenza di una procedura statutaria di sfiducia al leader, può forzare un cambio al vertice senza passare per nuove elezioni.
- Sullo sfondo restano due variabili decisive: la tenuta di Reform nei sondaggi nazionali, che condiziona la disponibilità del partito a rischiare un voto anticipato, e la capacità della fazione che eventualmente subentrerà a Starmer di costruire una linea politica capace di tenere insieme l'elettorato centrista e quello movimentista, la stessa frattura che il governo uscente non è riuscito a ricomporre.