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Misurare per riformare: il salto analitico delle tasse sull’alcol, tra standard globali e vuoti informativi
Cosa è successo?
Il Global report on the use of alcohol taxes 2025 della World Health Organization introduce un cambiamento strutturale nell’analisi delle politiche fiscali applicate all’alcol. Per la prima volta, la WHO estende al settore alcolico la metodologia già usata per il tabacco, costruendo metriche standardizzate globali (quota fiscale sul prezzo, livello dell’imposta in PPP, indici di accessibilità) su oltre 150 Paesi. Questo consente confrontabilità internazionale, analisi nel tempo e valutazioni d’impatto delle riforme, rafforzando in modo decisivo la ricerca tra fiscalità e salute pubblica. Allo stesso tempo, il rapporto evidenzia lacune persistenti: dati sui prezzi incompleti, copertura irregolare in alcune regioni e monitoraggio debole dell’uso del gettito, con solo il 19% dei Paesi che destina esplicitamente le entrate delle tasse sull’alcol alla salute.
Perché è importante?
Standard comuni rappresentano una innovazione di policy analytics: senza indicatori comparabili, le riforme fiscali restano difficili da valutare e difendere politicamente. Tuttavia, i gap informativi limitano l’evidenza causale tra design delle tasse, consumi, morbilità e sostenibilità fiscale. In assenza di dati affidabili su prezzi e destinazione delle entrate, diventa più complesso dimostrare che accise ben progettate riducono i danni e finanziano servizi sanitari, indebolendo l’adozione di politiche più ambiziose.
E adesso?
La priorità è chiudere i vuoti di dati per trasformare le nuove metriche in leva di riforma: migliorare la raccolta dei prezzi, ampliare la copertura regionale, e tracciare sistematicamente l’earmarking del gettito. Solo così sarà possibile collegare in modo rigoroso design fiscale, consumi, esiti sanitari e entrate, rafforzando l’evidenza a supporto di politiche su accise indicizzate, basate sull’ABV e integrate con obiettivi di salute pubblica.