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Mentre colpisce Kiev con 570 missili, per la crisi delle raffinerie la Russia deve importare 400 mila tonnellate di benzina dall'India

Cos’è successo
La Russia, pur essendo uno dei massimi produttori globali di petrolio, si trova al centro di un clamoroso paradosso energetico: l'avvio delle importazioni via mare di benzina dall'India per fronteggiare una grave carenza interna di carburante. A darne notizia in esclusiva è l’agenzia Reuters. Questo cortocircuito industriale è il risultato diretto dei sistematici raid con droni condotti dall'Ucraina nei mesi scorsi contro le raffinerie russa, che hanno causato razionamenti e picchi di prezzo in tutti gli undici fusi orari del paese. A questo si unisce il fatto che siamo in piena estate, il momento dell'anno in cui i consumi interni russi toccano il picco massimo (oltre 110.000 tonnellate al giorno) a causa dei viaggi e dei lavori agricoli.
Il logoramento delle infrastrutture energetiche di Mosca si intreccia con una drammatica escalation militare sul campo, culminata nelle ultime ore nel massiccio attacco russo da 570 tra droni e missili contro Kiev. Il raid ha provocato almeno 13 vittime e ha spinto il presidente Volodymyr Zelensky a chiedere ufficialmente agli Usa le licenze per la coproduzione dei sistemi di difesa aerea Patriot, confermando che i canali diplomatici, pur parzialmente attivi, sono ancora ben lontani dal garantire una reale stabilizzazione del conflitto.
Perché conta
- Il Cremlino, secondo Reuters, pianifica l'importazione di circa 400 mila tonnellate di benzina al mese da nazioni partner come l'India e la Bielorussia per compensare il deficit delle proprie raffinerie, incapaci di soddisfare un consumo estivo nazionale;
- L'India si ritrova nel ruolo di hub di raffinazione per la stessa Russia, dato che a giugno le sue importazioni di greggio siberiano hanno toccato il record di 2,7 milioni di barili al giorno (oltre la metà del proprio import totale), per poi rivendere a Mosca – altro paradosso – il prodotto lavorato e finito;
- Il parlamento russo ha dovuto modificare d'urgenza il codice tributario per approvare sussidi statali sulle importazioni di carburante indicizzati ai costi indiani, una mossa che certifica la gravità della crisi logistica interna, ammessa dallo stesso Vladimir Putin.
Adesso
- Sul piano geopolitico globale questo interscambio dimostra la parziale inefficacia delle sanzioni occidentali, poiché l'India riesce a eludere i blocchi acquistando greggio russo a forte sconto per poi riesportarlo sotto forma di carburante raffinato, muovendosi in un cono d'ombra tollerato dagli Usa e dai mercati globali per evitare shock sui prezzi;
- Lo scenario militare di lungo periodo si sposta sulla capacità di resistenza industriale dell'Ucraina, la cui richiesta di produrre autonomamente i missili Patriot punta a ridurre la dipendenza dalle forniture dirette occidentali di fronte a attacchi aerei russi sempre più massicci e distruttivi;
- La capacità di Mosca di finanziare e sostenere lo sforzo bellico dipenderà anche dalla tenuta di questo accordo energetico con l’India, mentre i paesi della Ue osservano l'evolversi di una guerra di attrito strutturale che colpisce sia i cieli di Kiev sia i nodi energetici russi.