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Meloni chiede all'Ue di estendere al caro energia la flessibilità di bilancio dell'1,5% del PIL già prevista per la difesa

Cos’è successo
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo che la clausola di salvaguardia nazionale, oggi prevista solo per le spese militari, venga estesa temporaneamente anche agli interventi contro il caro energia. Nella missiva, la premier lascia intendere che, in caso di rifiuto da parte di Bruxelles, l'Italia potrebbe rinunciare ai prestiti europei del programma Safe destinati alla difesa.
Secondo Meloni, la guerra in Ucraina, la crisi mediorientale e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno facendo schizzare i prezzi energetici, con ripercussioni gravi su famiglie, imprese e finanze pubbliche. La risposta della Commissione, tuttavia, è stata fredda: un portavoce ha ribadito che la clausola di salvaguardia non rientra tra le opzioni proposte agli Stati membri per affrontare l'emergenza.
Perché conta
La richiesta apre un possibile fronte di tensione tra Roma e Bruxelles, perché collega esplicitamente l'adesione italiana ai prestiti per la difesa al riconoscimento dell'emergenza energetica come priorità strategica europea.
- La deroga consentirebbe uno scostamento dai vincoli di bilancio fino all'1,5% del Pil, lo stesso margine previsto per la difesa;
- Il governo italiano sostiene già un costo di circa un miliardo al mese per calmierare le accise, con effetti potenziali su inflazione e rendimenti dei titoli di Stato;
- Per la premier sarebbe difficile spiegare ai cittadini perché l'Ue concede flessibilità per armamenti ma non per proteggere famiglie e imprese.
Adesso
- La palla passa alla Commissione europea, che dovrà decidere se rivedere la propria posizione.