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Manovra 2026: redistribuzione, sanità e investimenti, senza svolta strutturale
Cosa è successo?
La Legge di Bilancio 2026 vale 18 miliardi di euro, articolata in 154 articoli, con approvazione prevista entro fine 2025. Il cuore della manovra è redistributivo: taglio IRPEF sul ceto medio (aliquota 28–50mila € dal 35% al 33%), forte uso di detrazioni e agevolazioni sul lavoro (premi di produttività, turni, buoni pasto), rifinanziamento del SSN (+2,4 mld nel 2026) e misure su famiglie, pensioni e casa. Sul lato entrate pesa un prelievo concentrato su banche e assicurazioni (~4,5 mld), con IRAP maggiorata e tassa sulle riserve.
Perché è importante?
La manovra migliora reddito disponibile e tenuta sociale nel breve periodo, rafforzando welfare e sanità, ma lo fa spostando il carico fiscale “a monte” su settori finanziari e con interventi frammentati su competitività, innovazione e transizione verde. Gli investimenti ci sono (infrastrutture, super-deduzioni, ANAS, Peschiera), ma mancano target misurabili su CO₂, NEET, produttività, R&D scalabile, single market e digitale. L’impatto è quindi difensivo più che trasformativo.
E adesso?
Nel 2026 la sfida sarà trasformare la stabilizzazione sociale in crescita strutturale: servono KPI chiari su sanità, lavoro giovanile, innovazione e clima, oltre a una strategia industriale coerente. Senza una seconda gamba riformatrice, il rischio è una manovra sostenibile nel consenso, ma debole sul potenziale di lungo periodo.