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Le truppe delle operazioni di peace-keeping Onu sono diminuite del 50% in 10 anni

Cos’è successo
Le operazioni di peacekeeping multilaterali hanno registrato nel 2025 il livello più basso di personale dell'ultimo quarto di secolo, segnando un crollo del 49% rispetto al 2016. Lo rivela una rapporto del Sipri, Questa drastica riduzione è il risultato di una combinazione tra forti tensioni geopolitiche e una grave crisi finanziaria delle Nazioni Unite, il cui budget per il biennio 2025-2026 è stato tagliato a soli 5,38 miliardi di dollari.
Il disimpegno degli Stati Uniti, culminato nella richiesta di chiudere la missione Unifil in Libano entro la fine del 2026, compromette la tenuta del sistema internazionale, lasciando un vuoto normativo e operativo che le organizzazioni regionali non possiedono le capacità strutturali ed economiche per colmare.
Perché conta
La crisi del peacekeeping multilaterali tocca da vicino gli interessi strategici dell'Europa e dell'Italia.
- Il ridimensionamento delle missioni Onu minaccia direttamente la stabilità del vicinato europeo, specialmente in Medio Oriente e in Africa subsahariana, aree da cui dipendono la sicurezza energetica e il controllo dei flussi migratori della Ue;
- La riduzione del controllo internazionale espone l'Europa a un aumento dell'instabilità e all'espansione dell'influenza di attori rivali come la Russia, attiva nella governance della sicurezza in Africa;
- L'indebolimento del multilateralismo priva l'Italia e i partner europei dello strumento principale per proiettare la stabilità internazionale basata sul rispetto delle norme globali.
Adesso
- La Ue si troverà probabilmente di fronte alla necessità di decidere se assumere una maggiore responsabilità finanziaria e militare per colmare il vuoto lasciato dall'Onu o se rassegnarsi a una gestione frammentata e meno efficace delle crisi internazionali;
- I prossimi step per il peace-keeping richiederanno una profonda riforma strutturale dei modelli alternativi guidati dalle coalizioni regionali, come ad esempio l’Ecowas in Africa, che dovranno trovare fonti di finanziamento stabili e integrare competenze di peace-building oggi carenti;
- In questo contesto l'Italia, che ricopre storicamente un ruolo di primo piano nel settore delle missioni di pace vedrà prossimamente la chiusura di Unifil, e avrà il difficile compito di rivedere il impegno sul campo alla luce dei nuovi equilibri.