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Le rinnovabili scendono al 38% del mix elettrico italiano e il gas cresce del 18%
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Cos’è successo
Nella memoria integrativa depositata alla Camera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) ha illustrato i fattori che hanno contribuito all’aumento dei prezzi dell’energia nel 2026 e le attività di vigilanza avviate per individuare eventuali anomalie.
Perché conta
- Nei primi dieci giorni di ottobre, il PUN Index GME (l’indice di riferimento del prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Italia) ha raggiunto una media di 213 euro al megawattora, contro i 105 €/MWh dello stesso periodo del 2025 e i 135 €/MWh del primo semestre del 2026;
- ARERA ha richiamato l’attenzione sulle distorsioni che possono verificarsi nei mercati elettrici. Tra queste rientra il cosiddetto costo opportunità, utilizzato per valutare le anomalie legate alla possibile trattenuta di capacità produttiva: un operatore potrebbe, per esempio, non offrire energia sul Mercato del giorno prima (MGP) e venderla successivamente sul Mercato dei servizi di dispacciamento (MSD), dove le condizioni possono essere più remunerative;
- La memoria affronta anche il costo del gas in Italia rispetto al resto d’Europa, la minore produzione da fonti rinnovabili e i controlli sulle società di vendita di energia. Tra questi ultimi figurano le ispezioni avviate in collaborazione con il Nucleo speciale Beni e servizi della Guardia di finanza, nell’ambito delle attività previste dalla delibera 333/2026/E/com, per verificare il rispetto delle regole sulle modifiche unilaterali dei contratti.
Adesso
- Secondo i dati riportati nella documentazione, da giugno 2026 le fonti rinnovabili sono scese al 38% del mix elettrico, mentre la produzione idroelettrica è diminuita del 13% rispetto allo stesso periodo del 2025. Per compensare il calo, la generazione termoelettrica a gas è aumentata del 18%, riportando il combustibile sopra il 50% della produzione elettrica netta nazionale. Il meccanismo del prezzo marginale fa sì che, quando è necessario ricorrere alle centrali a gas più costose, il loro prezzo possa determinare quello riconosciuto anche alle altre fonti di generazione più economiche;
- L’approfondimento sul costo opportunità e sulla possibile trattenuta di capacità produttiva potrebbe portare a contestazioni formali nei confronti degli operatori, qualora emergessero violazioni. L’eventualità di sanzioni resta però una previsione: la presenza di anomalie non dimostra, da sola, che siano state commessi degli illeciti;
- Le ispezioni di ARERA e Guardia di finanza dovranno contribuire a verificare la correttezza delle modifiche contrattuali e dei rinnovi delle tariffe. Per le piccole e medie imprese, in particolare, il divario tra il servizio a tutele graduali e le offerte del mercato libero riapre la questione dell’efficacia degli strumenti di protezione.