Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessPolitica Internazionale

Le rinnovabili coprono il 47% dell'elettricità Ue, ma il gas cresce del 2,3% ed è il secondo anno consecutivo di risalita

4 min di lettura
Le rinnovabili coprono il 47% dell'elettricità Ue, ma il gas cresce del 2,3% ed è il secondo anno consecutivo di risalita

Cos’è successo

I dati preliminari Eurostat pubblicati il 29 giugno 2026 fotografano un mix energetico europeo in movimento, segnato da due tendenze apparentemente contraddittorie: la fornitura di energia rinnovabile è cresciuta dell'1,4% rispetto al 2024, raggiungendo 11,5 milioni di terajoule, mentre quella di gas naturale è aumentata del 2,3%, toccando circa 13,1 milioni di terajoule, il secondo anno consecutivo di crescita dopo il crollo del 2023.

Sul fronte opposto, il carbone ha continuato la sua discesa: il carbon fossile è sceso del 3,2% a 107.072 migliaia di tonnellate e la lignite del 7,7% a 184.741 migliaia di tonnellate, entrambi i minimi storici dall'avvio delle serie dal 1990. Anche i prodotti petroliferi hanno registrato una flessione: la fornitura totale si è attestata a 448.656 migliaia di tonnellate, in calo del 2,8% rispetto al 2023.

Sul fronte elettrico, le rinnovabili si confermano la principale fonte di elettricità nell'UE, coprendo il 47,2% della produzione totale con 1,33 milioni di GWh, pur registrando una lieve flessione dello 0,5% rispetto al 2024, principalmente a causa di un calo significativo dell'idroelettrico. In controtendenza, la produzione da combustibili fossili è cresciuta del 3,2%, contribuendo per il 29,6% al totale, mentre il nucleare ha prodotto 0,65 milioni di GWh, pari al 23,2% della produzione elettrica complessiva, con un incremento dello 0,2%.

Perché conta

Il quadro che emerge non è quello di una transizione energetica lineare, ma di un sistema che sta negoziando in tempo reale tra obiettivi climatici e sicurezza degli approvvigionamenti, e i numeri lo mostrano con chiarezza.

  • La risalita del gas naturale per il secondo anno consecutivo non è un incidente statistico: riflette scelte politiche deliberate da parte di diversi Stati membri che, dopo gli shock del 2022-2023 legati alla crisi ucraina, hanno privilegiato la sicurezza energetica sulla purezza della traiettoria decarbonizzante. Il gas torna a fare da cuscinetto strutturale nel mix europeo, con implicazioni dirette sugli obiettivi climatici 2030;
  • Il crollo storico del carbone, ai minimi dal 1990, è il segnale più netto di una transizione che, almeno su questo fronte, sta producendo risultati concreti e irreversibili. La lignite in particolare, storicamente il combustibile più inquinante e più legato alle economie dell'Europa centro-orientale, registra una contrazione che ha dell'epocale sul piano strutturale;
  • La flessione dell'idroelettrico, principale responsabile del lieve calo nella produzione elettrica da rinnovabili, apre una questione che il dato aggregato tende a nascondere: la dipendenza delle rinnovabili dalle condizioni climatiche resta una vulnerabilità sistemica. Un anno siccitoso può erodere in pochi mesi i progressi accumulati nel fotovoltaico e nell'eolico.

Adesso

I dati del 2025 non chiudono un ciclo, lo complicano. Tre dinamiche meritano attenzione nei mesi a venire.

  • Con le rinnovabili stabilmente sopra il 47% della produzione elettrica, l'Ue si avvicina alla soglia del 50% che molti analisti considerano il punto di non ritorno psicologico e infrastrutturale per il sistema elettrico europeo. Superarla richiederà però investimenti massicci in stoccaggio e interconnessione che i dati attuali non fotografano, ma che condizioneranno la credibilità degli obiettivi 2030;
  • La coesistenza di gas in crescita e carbone in caduta suggerisce che la transizione europea stia seguendo una logica di sostituzione graduale, dal carbone al gas, dal gas alle rinnovabili, piuttosto che un abbandono simultaneo dei fossili. Questa traiettoria è più realistica politicamente, ma espone l'Ue a rischi di lock-in infrastrutturale sul gas in un momento in cui la geopolitica degli approvvigionamenti resta instabile;
  • Il nucleare, con una crescita modesta ma costante, torna silenziosamente al centro del dibattito energetico europeo. Il suo contributo al 23,2% della produzione elettrica, stabile e non intermittente, lo rende sempre più prezioso in un sistema dove le rinnovabili crescono ma restano soggette alla variabilità climatica. Le decisioni di investimento che diversi Stati membri stanno maturando sul nuovo nucleare, da Parigi a Varsavia, troveranno in questi dati un argomento in più.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Politica Internazionale

3 cose da sapere dei negoziati Usa-Russia sull'Ucraina e 3 possibili scenari

Politica Internazionale

La carenza di finanziamenti costringe il Programma Alimentare Mondiale a tagliare gli aiuti a 500 mila abitanti di Gaza

Politica Internazionale

Otto Paesi Ue vanno al voto in 12 mesi e le elezioni possono cambiare l'Europa