News & BusinessAssicurazioni
Le perdite assicurate lungo le supply chain crescono del 5-7% l'anno perché il cambiamento climatico sta rendendo i rischi sempre più difficili da diversificare

Cos’è successo
Lo Stockholm Environment Institute ha pubblicato il working paper "Insurance and reinsurance under climate stress: managing systemic risk in global supply chains", basato su una revisione della letteratura e su interviste a esperti senior di rischio climatico all'interno del settore riassicurativo europeo. Il report segnala che le perdite assicurate da catastrofi hanno registrato una crescita del 5-7% l'anno in termini reali negli ultimi anni, e che le basi fisiche e finanziarie dell'assicurabilità si stanno progressivamente erodendo.
Il paper cita come casi di riferimento le alluvioni del 2021 in Germania e Belgio, che hanno paralizzato logistica e manifattura in Europa, e la siccità del 2022 nel sud Europa, che ha ridotto i raccolti e messo sotto stress le risorse idriche.
Perché conta
- La concentrazione di asset in aree esposte e la correlazione crescente delle perdite tra portafogli stanno minando il principio di diversificazione su cui si basa il modello assicurativo e riassicurativo, accelerando il ritiro degli operatori da mercati e settori ad alto rischio e ampliando i protection gap;
- Strumenti come le coperture parametriche, la Contingent Business Interruption e le valutazioni legate alla resilienza offrono soluzioni utili ma restano limitati per ambito di applicazione e affidabilità, e non risolvono il problema strutturale della copertura;
- La copertura assicurativa resta concentrata su asset e danni diretti, escludendo gli impatti a lenta insorgenza, indiretti e sociali; i rischi climatici sulla salute e sulla produttività dei lavoratori delle supply chain, in particolare in agricoltura, edilizia e logistica, restano in gran parte non riconosciuti dai sistemi assicurativi vita e salute attuali.
Adesso
- Il report evidenzia limiti tecnici strutturali, tra cui la dipendenza da dati storici, una modellazione climatica incompleta e metriche di rischio frammentate, e indica la necessità di standard armonizzati e modelli probabilistici orientati al futuro per anticipare l'esposizione sistemica;
- I cicli di sottoscrizione annuali e il repricing a breve termine, centrati su solvibilità e profittabilità immediate, risultano incompatibili con la natura pluridecennale del rischio climatico, rendendo necessaria una revisione dei modelli di business assicurativi per sostenere l'adattamento di lungo periodo;
- Il paper indirizza tre raccomandazioni distinte a policymaker e regolatori, al settore assicurativo e riassicurativo, e alle imprese la cui operatività dipende da supply chain assicurabili e resilienti, puntando su una maggiore coordinazione pubblico-privata per evitare che il settore amplifichi, anziché assorbire, lo stress climatico sistemico.