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Le 4 questioni che ancora bloccano una vera tregua tra Usa e Iran

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Le 4 questioni che ancora bloccano una vera tregua tra Usa e Iran

Cos’è successo

La ripresa dei raid aerei da parte degli Usa contro i radar e i siti di lancio dei droni dimostra come l'equilibrio in Medio Oriente sia ancora appeso a un filo. Nonostante i canali diplomatici sotterranei rimangano aperti per estendere le fragili intese concordate nelle scorse settimane, il raggiungimento di un cessate il fuoco strutturale e di lungo periodo appare lontano.

Le operazioni militari e le risposte sul campo confermano che la firma di una tregua, o addirittura di una vera pace diplomatica tra Washington e Teheran, non è ostacolata solo da questioni momentanee, ma da nodi strategici profondi che nessuno dei due attori è ancora pronto a sciogliere.

Perché conta

I quattro ostacoli principali che continuano a paralizzare le trattative e a impedire la stabilizzazione dell'area riguardano equilibri territoriali e militari difficili da districare:

  • L'Iran pretende un accordo globale che congeli contemporaneamente le ostilità a Gaza, nel Mar Rosso e in Libano, mentre Israele considera il fronte settentrionale - contro Hezbollah - come una partita a sé, da chiudere solo con il ritiro delle milizie sciite oltre il fiume Litani;
  • La minaccia lungo le rotte commerciali del Mar Rosso, dove gli Usa esigono uno stop definitivo ai lanci dei droni da parte degli Houthi, si scontra con la riluttanza di Teheran a rinunciare a usare il gruppo come leva di pressione geopolitica ed economica (anche perché i miliziani yemeniti godono di una certa autonomia);
  • Il dossier sul nucleare, storicamente utilizzato da Teheran come una leva negoziale da far avanzare o rallentare, a seconda dei casi, per strappare concessioni economiche e l'allentamento delle sanzioni, piuttosto che per assemblare subito l'ordigno;
  • La questione dei contingenti militari degli Usa presenti in Iraq e in Siria, di cui l'Iran chiede lo sgombero immediato come precondizione per la pace, scontrandosi con il rifiuto di Washington di abbandonare le basi sotto la pressione delle milizie filo-iraniane.

Adesso

Le possibili evoluzioni di questo stallo definiscono tre percorsi distinti a seconda del livello di osservazione:

  • A livello regionale, l'assenza di un accordo globale potrebbe cronicizzare l'asimmetria dei conflitti, trasformando il Medio Oriente in un teatro di tensioni a bassa intensità ma perenni, con fiammate improvvise tra Israele e le milizie della galassia iraniana;
  • A livello negoziale, l'impasse potrebbe sbloccarsi attraverso un accordo parziale, con gli Usa disposti a concedere deroghe mirate sull'esportazione di greggio e lo sblocco di asset finanziari all’estero – altra richiesta cruciale di Teheran - in cambio di una tregua “verificabile” nel Mar Rosso e di un tetto tassativo all'arricchimento dell'uranio;
  • A livello europeo, l'instabilità delle rotte marittime e la volatilità dei prezzi energetici imporranno alla Ue di investire su corridoi commerciali alternativi e di accelerare i piani di autonomia strategica per non subire i contraccolpi delle decisioni altrui.

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