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La salute mentale degli adolescenti come nuova emergenza di sanità pubblica
Cosa è successo?
Il rapporto Social media usage and adolescents’ mental health in the EU (JRC141047, 2025) del Joint Research Centre mostra un deterioramento diffuso e sistematico della salute mentale tra gli adolescenti europei. Su un campione di 40.102 giovani in quattro Paesi UE, il 47% riporta sintomi di depressione e il 53% sintomi di ansia. L’uso intensivo dei social media è un fattore discriminante: chi trascorre oltre tre ore al giorno sulle piattaforme ha una probabilità di circa 10 punti percentuali più alta di riportare depressione o ansia rispetto a chi resta sotto l’ora. Questi effetti restano significativi anche controllando per supporto familiare, bullismo, status socio-economico e senso di appartenenza scolastica.
Perché è importante?
Le dimensioni del fenomeno superano la soglia del disagio individuale e configurano un rischio di salute pubblica a livello di popolazione. Non si tratta di un problema transitorio o circoscritto a sottogruppi vulnerabili, ma di una condizione che interessa una quota strutturalmente elevata di una coorte generazionale. Questo implica costi futuri rilevanti per i sistemi sanitari, un impatto negativo sugli esiti educativi e una riduzione del capitale umano disponibile nel medio periodo.
E adesso?
Se non affrontata precocemente, questa crisi rischia di produrre effetti persistenti su produttività, occupazione e coesione sociale. L’evidenza suggerisce che prevenzione ed interventi anticipati, a scuola, nei servizi territoriali e nella regolazione degli ambienti digitali, sono economicamente più efficienti rispetto al trattamento tardivo. La salute mentale adolescenziale deve quindi entrare stabilmente nell’agenda delle politiche sanitarie, educative e digitali come priorità sistemica, non come tema accessorio.