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La rimozione della Siria dalla lista americana dei Paesi sponsor del terrorismo dà nuovo slancio al piano di sostegno Ue da 620 mln di euro

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La rimozione della Siria dalla lista americana dei Paesi sponsor del terrorismo dà nuovo slancio al piano di sostegno Ue da 620 mln di euro

Cos’è successo

La Commissione europea ha proposto la piena ripresa dell'Accordo di Cooperazione Ue-Siria, il quadro giuridico in vigore dal 1977 che aveva regolato per decenni le relazioni economiche e commerciali tra le due parti prima di essere parzialmente sospeso nel 2011 in risposta alla repressione sistematica del regime di Assad. La proposta segue l'annuncio della presidente von der Leyen di gennaio 2026 su un nuovo quadro di cooperazione con la Siria, articolato in tre pilastri: un nuovo partenariato politico, un quadro rafforzato di cooperazione commerciale ed economica, e un pacchetto di sostegno finanziario da circa 620 milioni di euro per il biennio 2026-2027, che comprende aiuti umanitari, sostegno alla ripresa e assistenza bilaterale.

Il testo dovrà ora essere adottato formalmente dal Consiglio dell'Ue e successivamente notificato alle Autorità di Transizione siriane, un passaggio politico rilevante in vista del Dialogo Politico ad Alto Livello UE-Siria dell'11 maggio. La mossa arriva dopo la revoca totale delle sanzioni economiche nel maggio 2025 e la visita di von der Leyen a Damasco a gennaio 2026, in un contesto in cui il commercio bilaterale, crollato dai 7 miliardi di euro del 2010 a soli 556 milioni nel 2025, resta ben lontano dai livelli pre-crisi.

Inoltre, mercoledì 8 luglio, a margine del summit Nato di Ankara, il presidente Trump ha comunicato al presidente siriano Ahmed al-Sharaa la decisione di rimuovere la Siria dalla lista statunitense degli Stati sponsor del terrorismo, una designazione in vigore ininterrottamente dal 1979. "Ho promesso di rimuovere tutte le barriere che ti impedivano di ricostruire il tuo Paese, e molto presto potrai finalmente farlo", ha scritto Trump in una lettera consegnata ad al-Sharaa. La decisione è stata notificata al Congresso, che avrà 45 giorni di tempo per esaminarla prima che diventi effettiva.

Perché conta

Le due mosse, quella europea e quella americana, convergono nello stesso momento su un obiettivo condiviso: riportare la Siria dentro il sistema economico e finanziario internazionale dopo quasi 14 anni di isolamento.

  • Un doppio binario transatlantico verso la stessa direzione: mentre Bruxelles riattiva lo strumento commerciale che elimina i dazi doganali sulla maggior parte dei prodotti industriali siriani, Washington rimuove l'ultimo grande ostacolo giuridico che blocca l'accesso della Siria all'assistenza finanziaria statunitense e ai grandi investimenti esteri.
  • Le aziende energetiche americane erano già in attesa del via libera: compagnie come Chevron e ConocoPhillips hanno già firmato accordi con la compagnia petrolifera statale siriana, presumibilmente scommettendo sulla rimozione della designazione, che finora creava incertezza legale sulle transazioni.
  • Il rischio di lasciare campo alla Cina resta un argomento chiave: la designazione statunitense stava rendendo più difficile per le aziende tecnologiche esportare prodotti verso la Siria, alimentando timori che Damasco potesse rivolgersi altrove per le proprie forniture, un argomento che ha pesato nelle pressioni bipartisan su Trump.

Adesso

  • Il Consiglio UE deve ancora approvare formalmente la proposta: solo dopo l'adozione da parte dei governi nazionali l'accordo potrà essere notificato alle autorità di transizione siriane in vista del prossimo dialogo politico ad alto livello.
  • Il Congresso americano ha 45 giorni per esaminare la decisione di Trump: la rimozione della Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo non è ancora definitiva, anche se non ci si attende un'opposizione significativa vista la richiesta bipartisan che l'ha preceduta.
  • Il pacchetto finanziario europeo da 620 milioni resta lo strumento più immediato: mentre le mosse politiche su entrambe le sponde dell'Atlantico richiedono tempi procedurali più lunghi, gli aiuti umanitari e il sostegno alla ripresa già annunciati da von der Leyen rappresentano il canale di intervento più rapido per la Siria nei prossimi mesi.

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