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La guerra mette a rischio il 90% dell'export agricolo ucraino che transita nel Mar Nero e minaccia la sicurezza alimentare globale

Cos’è successo
Le forze russe stanno colpendo le infrastrutture agricole ucraine, i porti sul Mar Nero, i valichi di frontiera, le strutture per l'export, le navi e le rotte marittime, oltre ai depositi di grano. Circa il 90% delle merci agricole dell'Ucraina passa dal corridoio del Mar Nero, la via più importante per il grano di Kiev verso i mercati internazionali. Da metà luglio Mosca ha intensificato gli attacchi alle rotte di esportazione, con perdite stimate in 60 milioni di euro al giorno di entrate.
Sono i dati citati dall'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas nel dibattito al Parlamento europeo a Strasburgo sull'escalation degli attacchi russi, accusando Mosca di usare deliberatamente il cibo come arma per raggiungere i suoi scopi. L’Ucraina è infatti un player essenziale dei mercati agricoli globali: fornisce il 15% delle esportazioni mondiali di mais, il 10% di quelle di grano, dal 15 al 20% di quelle di orzo e il 50% di quelle di olio di girasole. Il Mar Nero è il terzo grande collo di bottiglia in crisi per i commerci globali, dopo Hormuz e Bab el-Mandeb, entrambi messi a repentaglio dalla crisi mediorientale, creando - insieme al fenomeno metereologico El Niño - quella che Kallas ha definito “la tempesta perfetta”.
Perché conta
- Le esportazioni ucraine pesano molto sui mercati mondiali, in particolare per olio di girasole, mais, grano e orzo, e quasi tutte dipendono da un'unica rotta oggi sotto attacco;
- I prezzi globali dei cereali hanno raggiunto il livello più alto da febbraio 2022, anche se le scorte mondiali sono superiori a quelle di allora, quando la Russia bloccò 20 milioni di tonnellate di cereali ucraini;
- Al blocco delle rotte si sommano un super El Niño, la siccità in entrambi gli emisferi e il conflitto in Medio Oriente, che mette a dura prova le esportazioni di fertilizzanti: una "tempesta perfetta", nelle parole di Kallas;
- Le conseguenze più pesanti riguardano i Paesi importatori di cibo in Africa, Asia e Medio Oriente, dove, secondo gli Stati membri riuniti al Consiglio europeo, la Russia sta trasformando il cibo in un'arma;
- Sul piano militare l'escalation è in corso: sei attacchi di sospetti droni russi in soli dieci giorni e due droni abbattuti sabato da caccia F-16 romeni nelle acque territoriali della Romania.
Adesso
- Se l'accordo sulla libertà di navigazione nel Mar Nero, cui l'Ue lavora con Turchia, India, Paesi africani importatori di cibo e altri Paesi del Sud globale, andasse in porto, il passaggio sicuro delle navi mercantili potrebbe essere ripristinato, come chiede il Consiglio europeo. L'Ucraina l'ha proposto, la Russia l'ha respinto, e all'Assemblea generale dell'Onu 51 Paesi hanno condannato Mosca;
- Se gli attacchi a porti e rotte continuassero senza un accordo, le perdite ucraine e la pressione sui prezzi potrebbero aumentare, con effetti più forti sui Paesi che dipendono dalle importazioni alimentari, mentre le tensioni nell'area, già arrivate fino alle acque romene, potrebbero estendersi.