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La guerra in Medio Oriente costerà all'Italia tra 0,3 e 0,4 punti di PIL nel biennio 2026-2027

Cos’è successo
La presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari ha presentato questa settimana alla Camera il Rapporto Upb, che fotografa lo scenario economico nazionale e internazionale e le ricadute della nuova crisi in Medio Oriente sull'economia italiana. Secondo il documento, il contesto internazionale è stato scosso da un conflitto che ha rapidamente turbato i mercati energetici e peggiorato le aspettative degli operatori, prefigurando un deterioramento del quadro economico globale nel biennio 2026-2027, anche in connessione con le politiche tariffarie statunitensi.
Le nuove simulazioni dell'Upb stimano che, rispetto alle previsioni pre-guerra dello scorso febbraio, le tensioni in Medio Oriente comportino una riduzione della crescita del Pil italiano pari a 0,3 punti percentuali nel 2026 e 0,4 punti nel 2027, oltre a un aumento dell'inflazione di 1,4 punti percentuali quest'anno e 1,1 punti il prossimo. Il rapporto evidenzia inoltre come nel 2025 il Pil italiano abbia rallentato allo 0,5%, un ritmo inferiore a quello dell'area dell'euro per il secondo anno consecutivo, con l'economia sostenuta dalla domanda interna mentre il contributo della componente estera netta è risultato negativo in un contesto di persistenti tensioni geopolitiche e commerciali.
Perché conta
- Il rapporto segnala una vulnerabilità strutturale dell'economia italiana di fronte agli shock energetici e ai rischi geopolitici, in una fase in cui i margini di manovra di bilancio restano stretti e in cui la transizione energetica viene indicata come leva di competitività e innovazione.
Adesso
- Le stime dell'Upb costituiscono un riferimento per le prossime scelte di finanza pubblica, in particolare in vista della Nota di aggiornamento al Documento di finanza pubblica e della legge di bilancio.