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La guerra in Iran costa 25 mld di dollari alle imprese globali e colpisce 279 multinazionali

Cos’è successo
La guerra lanciata a febbraio scorso da Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha già causato perdite per oltre 25 miliardi di dollari alle aziende globali, configurando una crisi paragonabile alle grandi recessioni del passato. Lo rileva un'analisi condotta da Reuters sui bilanci delle società quotate in borsa tra Usa, Europa e Asia. Le cause fondamentali di questo shock economico risiedono nel blocco iraniano sullo Stretto di Hormuz, lo snodo energetico più critico del pianeta, che ha spinto il prezzo del greggio oltre la soglia dei 100 dollari al barile con un rincaro superiore al 50%.
La chiusura di questa rotta commerciale, vitale per l’approvvigionamento energetico, ha determinato anche l'interruzione dei flussi di materie prime essenziali come alluminio, elio e fertilizzanti, facendo raddoppiare i costi del carburante per aerei e innescando una reazione riorganizzativa da parte di almeno 279 multinazionali costrette a tagliare la produzione, congelare i dividendi e rivedere al ribasso le stime per l'anno in corso.
Perché conta
L'impatto finanziario di questo conflitto si riflette direttamente sulla stabilità dei mercati industriali e dei consumi di massa.
- Il forte calo del potere di determinazione dei prezzi (cioè l'impossibilità per le aziende di aumentare i prezzi di vendita senza rischiare di perdere clienti) e l'irrigidimento dei costi fissi (ovvero il peso di quelle come affitti o stipendi) rischiano di erodere i margini di profitto già a partire dal secondo trimestre dell'anno;
- Le compagnie aeree e il settore automobilistico registrano una contrazione dei guadagni che costringe i colossi produttivi a ricorrere a supplementi sul carburante e alla cassa integrazione per il personale;
- L'impennata inflazionistica deprime la fiducia dei consumatori a basso reddito, i quali tendono a rinviare le spese, preferendo la riparazione dei beni obsoleti al loro rinnovo.
Adesso
- Sul fronte globale si prevede un prolungato stallo diplomatico causato dall'interruzione dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, un fattore che esclude risoluzioni rapide a breve termine e consolida l'instabilità anche sul fronte economico;
- In ambito europeo la vulnerabilità energetica si manifesta in modo acuto, a causa degli alti costi strutturali già esistenti, spingendo le imprese a revisioni al ribasso dei profitti e ad accelerare la richiesta di sussidi statali d'emergenza;
- L'Italia subisce gli effetti indiretti della crisi attraverso l'esposizione della sua manifattura ai rincari delle materie prime petrolchimiche, e dei cittadini comuni ai prezzi più alti alla pompa di benzina.