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La guerra ha messo in difficoltà l’economia di Israele

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La guerra ha messo in difficoltà l’economia di Israele

Cosa è successo

A sei settimane dall’avvio delle operazioni militari in Iran, Israele sembra in grande difficoltà, sia politica che economica. Dal punto di vista politico, l’obiettivo principale, ossia la caduta del regime, non solo non è stato centrato, ma anzi si è allontanato, se è vero come è vero che gli Usa stanno trattando con il nuovo regime senza nemmeno coinvolgere lo Stato ebraico.

Dal punto di vista economico, il governo israeliano arriva da un lungo e praticamente ininterrotto periodo di guerra, cosa che si è tradotto in grandi spese militari, sanitarie e retributive per i militari di riserva. Secondo le stime, le guerre post-7 ottobre sono costate circa 116 miliardi di dollari in spese dirette; quella con l’Iran ha aggiunto spese per almeno altri 8 miliardi.

Perché è importante

In questa fase pre-elettorale l’esecutivo non sembra intenzionato a finanziare o compensare le sue grandi spese militari con nuove imposte, ma solo con nuovo debito pubblico. Secondo un’analisi di Foreign Policy, “ciò ha contribuito a mantenere la crescita economica, ma ha anche significato che il debito pubblico israeliano è balzato da un relativamente basso 60% del PIL prima della guerra a Gaza a un previsto 70,5% alla fine del 2026.

Questo livello di debito è ben lungi dall'essere pericolosamente alto, ma Netanyahu non ha ancora finito di elargire denaro alle forze armate. Ha in programma di aggiungere 116 miliardi di dollari al bilancio della difesa nei prossimi dieci anni, il che equivarrebbe a un considerevole 6% del PIL destinato alla difesa. Questo livello di spesa peserà sull'economia attraverso l'aumento del debito e/o l'aumento delle tasse e la riduzione della spesa civile”.

E adesso?

L’economia di Israele ha dimostrato più volte, nella sua lunga storia costellata di conflitti, una grande resilienza economica e una grande capacità di adattamento anche in condizioni sfavorevoli. Ma il bilancio politico delle guerre iniziate dopo il 7 ottobre è decisamente magro:

  • Hamas, per quanto indebolita, non è scomparsa, e il suo disarmo appare ancora fumoso;
  • lo stesso vale per Hezbollah in Libano e per il regime in Iran. Un quadro che potrebbe portare Israele a collocarsi in una condizione di guerra costante che, nel medio-lungo periodo, potrebbero eroderne l’economia e la potenzialità di crescita.

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