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La Francia investe sul nucleare, ma la Commissione Ue apre un'inchiesta
Cosa è successo
Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha avviato un'indagine per valutare se il sostegno pubblico pianificato dalla Francia per la costruzione e l'esercizio di sei nuovi reattori nucleari sia conforme alle norme dell'Unione europea, oppure se violi le norme in tema di aiuti di Stato. Nel dettaglio, il progetto francese prevede un investimento stimato di 72,8 miliardi di euro per una capacità di generazione totale di 9.990 Megawatt.
Perché è importante
L’avvio di questa indagine è indicativa della situazione difficile e ambigua in cui si trovano le istituzioni Ue: da un lato, queste promuovono e sollecitano i progetti che potrebbero assicurare maggiore sovranità energetica all’Unione; dall’altro però, per una certa rigidità normativa figlia delle norme sulla concorrenza, ne deprimono gli investimenti.
Un episodio simile, per esempio, si era presentato anni fa, ai tempi della - poi mancata - fusione tra i colossi ferroviari Alstom-Siemens, poiché si riteneva che questa avrebbe dato origine a una realtà troppo grande che avrebbe soffocato la concorrenza in Ue.
Si tratta di un problema antico, perché da un lato l’Unione nasce come un libero mercato in cui esercitare libera concorrenza in un ambiente al riparo da trust e monopoli; dall’altro però, proprio la mancata nascita di soggetti industriali di imponenti dimensioni, ha reso la realtà industriale europea poco competitiva nei confronti degli omologhi di Cina e Usa.
Lo stesso vale per gli aiuti di Stato: è comprensibile il fatto che in Ue siano vietati, perché altrimenti costituirebbero un indebito vantaggio per le aziende di Paesi come la Germania o la Francia, che avrebbero accesso a fondi impensabili per Paesi, ad esempio, come Bulgaria o Romania. Allo stesso tempo, il loro ferreo divieto lede la possibilità di far nascere importanti investimenti, specie in questa difficile fase, dove i Paesi UE hanno bisogno di innovazione, difesa, energia.
E adesso?
La cosa a cui fare caso non sarà tanto l’esito dell’indagine, quanto il segnale politico che arriverà: l’Ue sarà disposta a cambiare le sue norme, e forse persino i suoi principi, per dare priorità ai suoi interessi industriali? Se sì: con quali conseguenze sulla libera concorrenza? Se no: con quali conseguenze sulla competitività e produzione?