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La FAO avverte che il 38% degli stock ittici è sovrasfruttato e il rischio climatico si concentra su Asia e Africa

Cos’è successo
Nel rapporto "The State of World Fisheries and Aquaculture 2026 – Blue Transformation: Turning Vision into Impact", la FAO evidenzia un progressivo deterioramento della sostenibilità delle risorse ittiche mondiali e una crescente concentrazione geografica della produzione acquicola. Gli stock marini biologicamente sostenibili sono scesi al 62,4% nel 2023, contro il 64,5% del 2021, mentre gli scenari climatici ad alte emissioni prevedono una riduzione superiore al 10% della biomassa ittica sfruttabile entro il 2050 in numerose regioni del mondo.
Parallelamente, la produzione mondiale risulta fortemente concentrata: l'Asia rappresenta l'89% dell'acquacoltura animale globale e i primi cinque Paesi produttori generano l'82% dell'offerta mondiale. La FAO segnala inoltre la crescente importanza della biosicurezza, con nuovi sistemi digitali di monitoraggio sanitario destinati a rendere più prevedibile il rischio di malattie negli allevamenti acquatici.
Perché conta
Il rapporto ridefinisce il profilo di rischio fisico e climatico del settore ittico, con implicazioni rilevanti per assicurazioni, riassicurazione e gestione del rischio lungo la filiera.
- Il progressivo declino degli stock sostenibili e la concentrazione geografica della produzione aumentano il rischio sistemico per le coperture marine, agricole e catastrofali. Un evento climatico estremo o una crisi sanitaria nei principali poli produttivi asiatici potrebbe propagarsi rapidamente alle catene globali di approvvigionamento, rendendo necessario un repricing dei portafogli assicurativi esposti al comparto pesca e acquacoltura;
- La flotta mondiale conta circa 5 milioni di imbarcazioni, concentrate per il 72% in Asia e per il 18% in Africa, con un'elevata presenza di unità non motorizzate spesso escluse dal mercato assicurativo tradizionale. Questo evidenzia un ampio protection gap strutturale nelle economie costiere più vulnerabili;
- L'introduzione di piattaforme digitali di allerta sanitaria in acquacoltura, come il progetto FAO sviluppato in Perù, rappresenta un passo verso la standardizzazione dei dati epidemiologici e apre la strada allo sviluppo di prodotti assicurativi più scalabili dedicati ai rischi di mortalità e malattia negli allevamenti ittici.
Adesso
- La crescente vulnerabilità climatica degli ecosistemi marini porterà probabilmente assicuratori e riassicuratori a integrare scenari di lungo periodo nelle valutazioni di rischio, soprattutto nelle economie fortemente dipendenti dalla pesca e dall'acquacoltura;
- La standardizzazione dei sistemi di biosicurezza e monitoraggio sanitario potrebbe favorire la nascita di nuovi mercati assicurativi specializzati per l'acquacoltura, oggi ancora poco sviluppati rispetto al comparto zootecnico terrestre;
- Per governi e operatori finanziari, la forte concentrazione della produzione mondiale in pochi Paesi asiatici rende sempre più strategica la diversificazione geografica delle filiere alimentari e degli investimenti, al fine di ridurre l'esposizione a shock climatici, sanitari e geopolitici.
Fonte
https://openknowledge.fao.org/bitstreams/64771846-60c4-46e7-97a5-1712151eaa66/download