News & BusinessPolitica Internazionale
L'Ue vara la prima strategia anti-povertà ma senza fondi

Cosa è successo
La Commissione europea presenterà mercoledì 6 maggio la prima strategia anti-povertà nella storia dell'Unione, ma senza stanziare risorse aggiuntive. La vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, secondo Politico, chiederà ai 27 governi di usare meglio i fondi già disponibili: circa 100 miliardi nel prossimo bilancio pluriennale, il doppio dei 50 del Fondo sociale europeo Plus.
Perché è importante
Nel 2025, secondo Eurostat, 92,7 milioni di europei vivevano a rischio povertà o esclusione sociale: il 20,9% della popolazione, praticamente come nel 2019. La Commissione ammette che fermare la radicalizzazione e mantenere fiducia nell'UE sono parte della spinta dietro la strategia.
- Target mancato. Obiettivo 2030: meno 15 milioni di poveri. Finora il calo è di soli 3,4 milioni.
- Ricchi che peggiorano. In Germania la quota a rischio povertà è salita dal 17,3% del 2019 al 21,2% del 2025, mentre l'AfD ha raddoppiato i voti al 20,8% nel febbraio 2025 e oggi viaggia al 26%.
- Europa a due velocità. Bulgaria al 29%, Grecia al 27,5%, Romania al 27,4%; Cechia all'11,5%.
E adesso?
Si aprono tre scenari:
- Il piano resta sulla carta. Gli Stati prendono atto, i 100 miliardi finanziano spese già esistenti riclassificate. L'obiettivo 2030 viene mancato: al ritmo di 3,4 milioni in cinque anni, ne servirebbero altri 11 in cinque. Bruxelles non ha potere coercitivo sulle politiche sociali, e l'estrema destra continua a capitalizzare fino alle presidenziali francesi del 2027.
- Spinta riformista dopo uno shock. Una nuova crisi del costo della vita o una recessione costringono i governi ad accettare un ruolo più forte della Commissione, sul modello del Recovery Fund.
- Frammentazione. I governi condizionati dall'estrema destra svuotano il Fondo sociale dall'interno per dirottare risorse su difesa e controllo migratorio.