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L'Ue taglia i fondi agricoli europei del 24%, per l'Italia 770.000 aziende esposte a 6 miliardi in meno di allocazione nazionale

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L'Ue taglia i fondi agricoli europei del 24%, per l'Italia 770.000 aziende esposte a 6 miliardi in meno di allocazione nazionale

Cos’è successo

La Commissione europea vuole sciogliere la Politica agricola comune (PAC) in un fondo unico da 865 miliardi. Il pacchetto del 16 luglio 2025 fonde agricoltura, coesione e pesca in ventisette Piani nazionali affidati agli Stati membri. Cadono i due pilastri storici, il FEAGA (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia) e il FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale), i due grandi motori finanziari attraverso cui l'Unione Europea ha storicamente gestito e distribuito i fondi della Pac. Al reddito agricolo restano garantiti 293,7 miliardi, contro i 387 del settennato in corso.

Il taglio nominale sfiora il 24%, oltre il 20% in termini reali secondo gli analisti. La PAC scivola dal 32% al 16% del bilancio europeo. Sotto la pressione di Italia e Francia, il 6 gennaio 2026 Von der Leyen ha aperto a 45 miliardi di accesso anticipato. Il negoziato tra Consiglio e Parlamento resta aperto, con l'intesa attesa entro fine anno.

Perché conta

  • Il vero scontro non è sui miliardi ma sull'architettura. Portando la PAC dentro un fondo unico governato a livello nazionale, Bruxelles erode la lettera C di comune. Gli Stati potranno spostare risorse verso difesa, coesione e competitività, e la redistribuzione tra grandi e piccole aziende diventa una scelta nazionale, non più europea. Il tetto di 100.000 euro per azienda e la degressività sopra i 20.000 restano, ma i risparmi non tornano in un fondo comune: si fermano dentro i confini. La concessione di von der Leyen non aggiunge un euro: in un contenitore unico, ciò che torna all'agricoltura viene sottratto alla coesione. Per l'Italia, che difende la PAC ma incassa fondi di coesione, è una tenaglia;
  • Coldiretti stima oltre 770.000 aziende italiane esposte al taglio; l'allocazione nazionale scenderebbe da 37,7 a 31 miliardi, prima delle concessioni di gennaio;
  • Il commissario Hansen difende il piano: i soldi diretti agli agricoltori non calano, perché la sforbiciata colpisce lo sviluppo rurale rimasto fuori dal perimetro protetto; il sostegno accoppiato sale anzi dal 13% al 20%;
  • Sì, ma i 45 miliardi promessi non sono soldi nuovi: sono anticipi di risorse già stanziate, offerti alla vigilia della firma del Mercosur del 12 gennaio per comprare pace politica con Roma e Parigi.

Adesso

  • Entro fine 2026 la presidenza irlandese punta all'accordo politico, indispensabile per approvare la legislazione settoriale nel 2027: senza intesa, l'avvio previsto per il 1° gennaio 2028 slitta e scatta la rete di continuità che tiene in vita i pagamenti fino al nuovo assetto. Il Consiglio europeo di dicembre è il primo vero test dei numeri;
  • Dopo il voto del 28 aprile 2026 (370 sì, 201 no), il Parlamento chiede un bilancio più ambizioso, all'1,27% dell'RNL - Reddito Nazionale Lordo, ossia il parametro fondamentale utilizzato per calcolare quanto i singoli Stati membri devono versare nelle casse di Bruxelles - contro l'1,26% della Commissione, e il ripristino di quote riservate all'agricoltura: se la linea passa nel trilogo, la pressione sulla PAC si allenta e i due pilastri possono tornare in gioco;
  • Nodo Italia: il governo promette 10 miliardi nazionali per spingere la dotazione verso i 40,7 miliardi, quasi dieci in più della proposta iniziale; ma con Merz che frena sul bilancio comune e le presidenziali francesi del 2027 che possono cambiare l’equilibrio politico a Parigi, la coalizione dei sette Stati rischia di sfaldarsi al primo compromesso utile.

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