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L'Italia rincorre la Spagna: PIL fermo allo 0,4% nel 2026 ed elettricità industriale del 68% più cara

Cosa è successo
L’ultimo Outlook OCSE sposta il focus della politica economica italiana dalla diagnosi dei problemi, ormai cronici, alle possibili soluzioni, anche se difficilmente attuabili. Con una crescita anemica stimata allo 0,4% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, l’Italia dispone di un capitale politico ed economico quasi nullo per invertire la rotta rispetto a una Spagna sempre più competitiva.
Il costo dell’elettricità industriale italiana resta il 68% più alto di quello spagnolo (136 vs 81 euro/MWh), drenando risorse che Madrid sta già convertendo in attrazione di capitali. La riforma del lavoro spagnola ha abbattuto la precarietà dal 29,7% al 12,7%, dimostrando che riforme ad alto conflitto possono passare attraverso un accumulo di piccoli accordi negoziali anziché tramite shock legislativi. Il regime forfettario italiano agisce come un tetto di cristallo dimensionale: il salto alla tassazione ordinaria costa oltre 10.000 euro, intrappolando il 41% dell’occupazione in microimprese che generano solo il 22,4% del fatturato. La Spagna attrae 351 progetti di investimenti diretti esteri (FDI) annui contro i circa 200 dell'Italia, capitalizzando sulla qualità della spesa e su un deficit che la Commissione UE vede in discesa al 2,6% nel 2027. L’inflazione italiana, prevista all'1,4% nel 2026, conferma che il problema nazionale non risiede nella domanda interna, ma nei colli di bottiglia dell'offerta e nei costi di sistema.
Perché è importante
La condizione economica attuale è il risultato di un trade-off voluto: il governo ha prioritizzato la "polizza assicurativa" geopolitica rispetto al motore della crescita interna. Se da un lato la riduzione della dipendenza dal gas russo e una parziale riforma della giustizia rendono l'Italia più attrattiva per i grandi capitali, dall'altro la mancata attuazione del PNRR, assenza di riforme importanti sul fisco e il mercato del lavoro e prezzi energetici altissimi continuano a frenare la crescita economica.
- Il "caso spagnolo" rimane un litmus test ingombrante: Madrid ha scelto di de-geopolitizzare l’energia puntando tutto sull'autoproduzione rinnovabile, accettando una minore influenza nel Mediterraneo in cambio di maggiore competitività sui costi industriali. La partita, però, è ancora aperta.
- Il governo potrebbe velocizzare le procedure burocratiche per la costruzione di impianti di energia rinnovabile, con i primi effetti già visibili entro il 2027. Inoltre, una revisione del regime forfettario, già contestato dall’FMI per gli effetti su equità e gettito, potrebbe eliminare uno dei principali freni alla crescita delle microimprese: l’incentivo a restare sotto soglia invece di scalare.
E adesso?
- Giugno 2026: le Country Specific Recommendations dell'Ue potrebbero utilizzare i dati OCSE su tax compliance e spesa pubblica per forzare una revisione del regime forfettario, creando nuovi problemi per il governo;
- Fine 2026: l’andamento della semplificazione burocratica per le rinnovabili; se il differenziale energetico del +68% non accenna a ridursi, l'Italia continuerà a perdere il litmus test con la Spagna.