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L'Italia investe l'1,4% del Pil in ricerca contro il 2% della Germania e detiene appena lo 0,7% dei brevetti mondiali

Cos’è successo
L'amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella è stato audito questa settimana in commissione Attività produttive della Camera, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, sulle dinamiche del Pil nel periodo 1992-2025 in rapporto alla media Ue e sulle leve di intervento sui settori produttivi per sostenere la crescita economica. Nel suo intervento, Mattarella ha indicato l'innovazione come motore principale della produttività, ricordando che essa si produce dove si investe in ricerca.
Secondo i dati richiamati nell'audizione, l'Italia si colloca all'1,387% del Pil in termini di intensità di ricerca e sviluppo, quasi un punto percentuale sotto la media Ue, con una componente privata ancora più bassa, allo 0,8% del Pil, mentre in Germania supera il 2%. L'Italia detiene appena lo 0,7% dei brevetti mondiali, concentrati in settori tradizionali con tassi di crescita contenuti. Mattarella ha sottolineato la necessità di interrogarsi non tanto sull'entità degli investimenti in innovazione quanto sulla loro qualità e sull'ecosistema in cui si inseriscono. Ha quindi indicato cinque leve per favorire le imprese e contrastare la fuga di talenti: la costruzione di un sistema fiscale e regolatore di incentivi, il riorientamento del sostegno pubblico verso strumenti diretti accessibili anche a imprese prive di storico fiscale, il rafforzamento del mercato del venture capital, la costituzione di una rete nazionale di uffici di trasferimento tecnologico e la stabilizzazione con orizzonte pluriennale degli incentivi fiscali per il rientro dei profili Stem, accompagnata da un programma nazionale per l'inserimento di ricercatori e manager nell'innovazione delle Pmi.
Perché conta
L'audizione mette in luce un divario strutturale del sistema produttivo italiano rispetto ai principali partner europei sul fronte dell'innovazione, con conseguenze sulla produttività e sulla crescita di lungo periodo.
- La componente privata della spesa in ricerca e sviluppo italiana è meno della metà di quella tedesca, segnale di una debolezza strutturale nel coinvolgimento delle imprese nei processi innovativi;
- La concentrazione dei brevetti italiani in settori tradizionali rappresenta un freno alla diversificazione produttiva e al posizionamento del Paese nelle filiere a maggiore valore aggiunto;
- La fuga di talenti, in particolare nei profili Stem, riduce il potenziale innovativo del sistema e richiede strumenti stabili e pluriennali di incentivazione al rientro.
Adesso
- L'indagine conoscitiva della commissione Attività produttive della Camera proseguirà con ulteriori audizioni, in vista della predisposizione di un documento finale di indirizzo.