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L'Italia ha riempito il 76% dei depositi di gas in vista dell'inverno ma il prezzo lo fissa la Germania al 47%

Cos’è successo
Gli stoccaggi di gas europei non sono ancora pronti per questo inverno. Al 2 agosto i depositi dell'Unione erano pieni al 57%, il livello più basso per questo periodo da quando esistono le rilevazioni e circa dodici punti sotto la media degli ultimi cinque anni. Nei tre anni precedenti, alla stessa data, si superava già l'80%. Il motivo non è che manchi il gas: è che si sta aspettando per vedere se il prezzo si abbasserà, finalmente, con la fine della guerra in Iran sempre più incerta
A riempire i depositi europei non sono i governi ma operatori privati, che di solito d'estate comprano a poco e d'inverno rivendono a prezzo più elevato. La guerra in Iran e la chiusura intermittente dello Stretto di Hormuz hanno rotto quel meccanismo. Da metà giugno il prezzo di riferimento europeo è salito di circa il 50% e il TTF di Amsterdam ha superato i 60 euro al megawattora il 10 agosto, partendo dall'area dei 40. Comprare d'estate per rivendere d'inverno oggi significa perdere denaro. Così i magazzini restano vuoti.
Perché conta
- L’Italia ha risolto il problema per decreto e ha già pagato il conto. Snam ha assegnato in asta 17,5 miliardi di metri cubi sui 19 di capacità nazionale, ARERA remunera agli operatori il costo di tenere fermo il gas e sanziona chi non riempie. Il risultato è un riempimento del 76,4% e oltre 150 terawattora di scorta: quasi un quarto di tutto il gas stoccato nell'Unione. Sulla carta, siamo il Paese più protetto d'Europa;
- Il punto è che sicurezza fisica e prezzo si decidono in due posti diversi. La bolletta italiana non si calcola sul gas già nei depositi: si calcola sul PSV, l'indice nazionale, che segue il TTF di Amsterdam, che a sua volta segue il prezzo marginale del gas. Chi deve ancora comprare fissa il prezzo per tutti, anche per chi ha i magazzini pieni. E chi deve ancora comprare è la Germania, ferma al 47%. Finché Berlino rinvia, il mercato resta artificialmente calmo; quando comprerà, a ottobre o durante la prima ondata di freddo, spingerà il prezzo verso l'alto proprio mentre l'Italia consuma scorte pagate d'estate;
- Il vincolo non è politico ma fisico. ACER, l'agenzia europea dei regolatori, calcola che l'80% di riempimento sia raggiungibile con i flussi di gas liquefatto attuali, mentre il 90% richiederebbe importazioni superiori del 13% rispetto al 2025: navi che oggi non ci sono. Oxford Energy stima l'Unione al 67% il 1 novembre, minimo dal 2013;
- L'Aia ha comprato l'assicurazione: fino a 993 milioni di euro di sussidio alla società di Stato EBN e una linea di credito da 21,6 miliardi per coprire acquisti e garanzie. Berlino considera il riempimento un compito dei privati e tiene la riserva strategica come ultima istanza: se il prezzo scende, avrà risparmiato miliardi.
Adesso
- Tra il 1 ottobre e il 1 dicembre si chiude la finestra europea di stoccaggio. L'obbligo di legge resta il 90%, ma la flessibilità concessa da Bruxelles ha abbassato l'asticella reale all'80%, con ulteriori margini per i Paesi in difficoltà;
- La data da segnare è il 31 ottobre: è il riferimento del premio ARERA sulle giacenze, il momento in cui si misura in euro quanto è costata all'Italia la scelta di riempire per prima;
- Sul fronte di Hormuz si discute di un regime di transito temporaneo concordato tra Iran e Oman. QatarEnergy ha fatto sapere di poter tornare al 50% della capacità un mese dopo la riapertura e all'80% entro due, ma una parte degli impianti di Ras Laffan resterà fuori uso per anni. Una riapertura entro settembre allenterebbe il prezzo prima del picco invernale; ogni settimana di ritardo lo carica, e la bolletta di gennaio si scrive adesso.