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L'Italia ha guidato il primo test NATO multi-dominio con oltre 100 sistemi senza pilota nel Mediterraneo

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L'Italia ha guidato il primo test NATO multi-dominio con oltre 100 sistemi senza pilota nel Mediterraneo

Cos’è successo

Dal 22 giugno al 10 luglio l’Italia ha guidato Task Force X – Central Mediterranean, il primo esperimento NATO totalmente multi-dominio (terra, mare, aria, cyber, spazio + underwater e spettro elettromagnetico) con oltre 100 sistemi senza piloti inclusi. L’obiettivo era integrare piattaforme con o senza pilota in un'architettura di sistema di sistemi per "situational awareness" persistente e "decision-making rapido", con operatori umani in controllo per l’uso della forza. Hanno partecipato Croazia, Lettonia, Slovenia e USA, con focus su sperimentazione (non esercitazione) per accelerare l' adozione tecnologie emergenti.

Parallelamente, l’Ucraina ha dimostrato applicazioni reali: il 123° Battaglione Difesa Territoriale ha usato un drone navale per attraversare il Mar Nero e dispiegare sulla Kinburn Spit (occupata dalla Russia) il robot terrestre “Apache” (Rys-family, armato con mitragliatrice 7,62 mm). Il robot ha avanzato tra le canne per ingaggiare forze russe, con dati forniti da droni aerei e sensori termici. Si tratta del primo assalto anfibio robotico documentato, che riduce rischi per il personale umano in zone ad alto pericolo. Queste iniziative convergono su integrazione multi-dominio: NATO testa in ambiente controllato sensori, UUV/USV/UAV/UGV e Battle Management Systems; l’Ucraina applica sul campo droni navali per lanciare asset terrestri, combinando logistica, strike e sorveglianza contro posizioni russe.

Perché conta

Task Force X e le operazioni ucraine mostrano come droni e sistemi autonomi stiano ridefinendo le operazioni militari: da piattaforme singole a reti integrate che riducono esposizione umana, aumentano persistenza e saturano difese avversarie. L’Italia contribuisce all'innovazione NATO sul fianco sud, mentre l’Ucraina trasforma necessità belliche in innovazione pratica sul fianco est, creando un ponte tra sperimentazione alleata e combattimento reale.

  • La transizione verso le operazioni multi-dominio continua, nonostante le tensioni dentro l'Alleanza Atlantica. Per la NATO gli investimenti in software, robotica, standard, comunicazioni e comando e controllo diventano fondamentali per assicurare questa transizione;
  • L'operazione ucraina evidenzia come un tipo di missione oramai quasi abbandonata, gli sbarchi anfibi, siano potenzialmente nuovamente poossibili grazie a sistemi senza pilota -- ovviamente nulla si può dire sulla loro efficacia tattica, operativa e soprattutto strategica.

Adesso

  • Sul fronte NATO, continua la sperimentazione per le operazioni multi-dominio, che però sarebbero insostenibili per l'Europa senza il supporto americano. Ciò obbliga investimenti sia a valle (robotica, ai, comunicazioni) che a monte (software, comando e controllo, intelligence, surveillance and reconaissance);
  • Il fronte ucraino mostra la necessità di innovare e sperimentare continuamente: siamo ancora distanti da eserciti di robot, ma come i droni hanno, in 20 anni cambiato le operazioni aeree, non è difficile prevedere sviluppi simili anche sulla terra, dopo il loro crescente ruolo in acqua;
  • Le crescenti capacità di sistemi senza pilota obbliga ad investimenti contro sistemi senza pilota: ciò riguarda la Russia, ma anche l'Ucraina e i Paesi NATO: guerra elettronica, cyber, mine navali e terrestri, difesa aerea mobile a corto raggio sono alcuni degli ambiti destinati a vedere crescente attenzione.

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