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L'Italia ha chiesto solo ora all'Ue i primi fondi SAFE per il riarmo, saranno meno dei 14,9 mld messi a disposizione da Bruxelles

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L'Italia ha chiesto solo ora all'Ue i primi fondi SAFE per il riarmo, saranno meno dei 14,9 mld messi a disposizione da Bruxelles

Cos’è successo

L'Italia ha deciso di usare i fondi del SAFE (Security Action for Europe), il programma con cui l'Unione europea mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti agevolati per finanziare investimenti comuni nel settore della difesa. La decisione arriva dopo settimane di stallo, durante le quali i partiti di governo avevano discusso sull'opportunità di accedere ai prestiti, mentre l'Unione europea esortava Roma a decidere in tempi più rapidi. Il regolamento SAFE è entrato in vigore il 29 maggio, e finora 19 Stati membri hanno presentato richiesta, con la sola eccezione, oltre all'Italia fino a questa decisione, dell'Ungheria, che non ha ancora ricevuto il via libera definitivo di Bruxelles sul proprio piano da 16,8 miliardi.

Nel settembre 2025 all'Italia erano stati assegnati provvisoriamente 14,9 miliardi di euro sui 150 complessivi, terzo importo più alto dopo la Polonia, che con 43,7 miliardi guida la classifica, e Romania e Francia, entrambe attorno ai 16 miliardi. Ma la cifra effettiva richiesta si è rivelata più bassa, con un importo che si aggira attorno agli 8 miliardi di euro. La cifra precisa resta comunque ignota, perché il contratto tra Roma e Bruxelles non è ancora stato firmato.

Perché conta

Il ritardo italiano non è stato solo tecnico ma il riflesso di una frattura politica interna alla maggioranza su un tema da sempre delicato come la spesa militare.

  • I ministri Giorgetti e Crosetto erano su posizioni opposte: il ministro dell'Economia e vicesegretario della Lega avrebbe voluto usare i prestiti per finanziare spese militari già pianificate, mentre il ministro della Difesa aveva chiesto di impiegare l'intera somma per nuove spese militari aggiuntive, uno scontro interno che aveva rallentato la decisione per mesi;
  • Il partito di Vannacci ha reso il dibattito ancora più acceso: alla Camera il deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello ha sventolato un cappio accusando Giorgetti di "svendere l'economia italiana", mentre alcuni parlamentari del partito si sono alzati con cartelli "No SAFE", segno di quanto il tema abbia esposto divisioni non solo tra maggioranza e opposizione ma anche dentro lo stesso centrodestra;
  • I tassi sono più vantaggiosi di quelli sul debito italiano: i prestiti del fondo SAFE, finanziati con debito comune europeo, hanno tassi di interesse più bassi di quelli che l'Italia paga sui propri titoli di Stato e scadenze fino a 45 anni, un vantaggio concreto per un Paese con un debito pubblico elevato come il nostro, a cui si aggiunge una maggiore flessibilità sui conti pubblici per la spesa militare, fino a 1,5 punti di Pil in tre anni.

Adesso

  • La Polonia è già il Paese più avanti nell'utilizzo dei fondi: Varsavia ha ricevuto un prefinanziamento da 6,6 miliardi di euro, pari al 15% della propria assegnazione complessiva, mentre Lituania, Croazia, Romania e Belgio hanno già sottoscritto i rispettivi accordi di prestito;
  • L'Italia dovrà ancora formalizzare l'importo esatto: il governo dovrà comunicare alla Commissione, entro tempi che Bruxelles vuole certi, la cifra precisa che intende richiedere, un passaggio necessario prima della firma dell'accordo esecutivo, di competenza del ministero dell'Economia;
  • Le risorse non richieste potrebbero essere redistribuite ad altri Paesi, Ucraina inclusa: sulla base delle richieste effettive degli Stati membri, la Commissione valuta se le risorse disponibili possano essere ridistribuite ai Paesi interessati al programma, tra cui potrebbe rientrare anche l'Ucraina, un fattore che aumenta la pressione sull'Italia a definire rapidamente la propria posizione.

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