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L'Italia accelera sul nucleare con 60 mln in tre anni, i decreti attuativi entro fine 2026 e quadro regolatorio operativo dal 2027

Cos’è successo
La maggioranza accelera sul ddl nucleare. Il 14 maggio, nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, i tempi di esame sono stati contingentati e cento proposte del M5S sono state respinte in blocco.
L'accelerazione segue il premier question time del 13 maggio. Meloni ha promesso che la legge delega A.C. 2669 sarà adottata 'entro l'estate', con decreti attuativi entro fine 2026 e quadro regolatorio operativo dal 1° gennaio 2027. Voto finale in commissione il 19 maggio, approdo in Aula il 26. Stanziati 20 milioni l'anno per il triennio 2027-2029.
Perché conta
Mentre Roma negozia la cornice, il resto del mondo è passato agli investimenti. Il rapporto IEA «The Path to a New Era for Nuclear Energy» (gennaio 2025) conta 70 GW di nuovo nucleare in produzione, livello più alto in trent'anni, e oltre 40 Paesi con piani di espansione. Alla COP30 di novembre 2025, 33 Stati avevano firmato la Dichiarazione per triplicare la capacità nucleare entro il 2050 — tra cui Francia, UK, Svezia, Polonia, Paesi Bassi, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia. L'Italia non figura tra i firmatari. Nuclitalia, società italiana costituita nel maggio 2025 da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), dedicata allo studio e allo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate (in particolare piccoli reattori modulari) opera dal maggio 2025, ma rimane in un vuoto regolatorio.
- Sproporzione di scala: il governo stanzia 20 milioni l'anno, mentre Ansaldo stima 700 milioni per progettare un singolo SMR (reattori nucleari di piccola taglia. L'IEA calcola che l'investimento globale nel nucleare debba raddoppiare a 120 miliardi di dollari l'anno entro il 2030;
- Track record SMR: un rapporto JP Morgan del marzo 2025 documenta sforamenti del 300% in Cina, 400% in Russia e 700% in Argentina sui tre soli SMR oggi operativi; le prime unità commerciali europee non sono attese prima di metà anni 2030;
- Sì, ma: la regia industriale italiana è interamente pubblica — Mef e Cdp controllano i tre azionisti di Nuclitalia — e il rilancio dipenderà da sostegni statali ancora da definire, in un perimetro che ricade sotto la disciplina UE sugli aiuti di Stato.
Adesso
- 19 maggio: voto finale in commissione, previo esame dei 43 emendamenti di maggioranza ancora accantonati — tra cui l'estensione della delega al settore navale e marittimo voluta da FdI-FI-Lega e l'inserimento della fusione tra le finalità del programma nazionale;
- 26 maggio: approdo in Aula alla Camera; il Senato dovrà chiudere entro l'estate. Lo stress test successivo è la Conferenza Unificata sui decreti: Sardegna, Toscana e Umbria hanno già espresso parere negativo, e l'intesa con le regioni resta condizione vincolante;
- 31 dicembre 2026: scadenza politica per i decreti attuativi. Tre nodi restano aperti: l'Autorità indipendente per la sicurezza, il Deposito nazionale dei rifiuti (procedura d'infrazione Ue 2020/2266 pendente) e i meccanismi di sostegno finanziario. Nel frattempo la Svezia ha programmato due grandi reattori entro il 2035 e la Polonia un programma da 6-9 GW partendo da zero: il gap competitivo si misura in anni, non in mesi.