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L'Italia accelera la strategia per l'Artico: nella regione il 30% del gas e il 13% del petrolio non ancora scoperti al mondo

Cosa è successo
Martedì 5 maggio il Comitato permanente sulla politica estera per l’Artico della III Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha svolto l’audizione di Albert Jónsson, ex ambasciatore d’Islanda negli Stati Uniti e in Russia, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico. Si tratta della prosecuzione di un ciclo di audizioni che ha già visto, tra gli altri, gli interventi del sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti (con delega all’Artico, Subartico e Antartide dal novembre 2024) e del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Teodoro Valente. L’audizione si inserisce nel solco della nuova Politica Artica Italiana, presentata il 16 gennaio 2026 a Villa Madama dai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto con messaggio della presidente Meloni.
L’Italia, osservatore permanente nel Consiglio Artico dal 2013, conta su una presenza scientifica consolidata: la base Dirigibile Italia a Ny-Ålesund (Svalbard), inaugurata dal CNR nel 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari; l’Osservatorio Atmosferico Artico di Thule in Groenlandia, attivo dal 1990 con Sapienza, ENEA e INGV; il Programma di Ricerche in Artico (PRA), istituito nel 2018 con dotazione finanziaria triennale stabile dal 2018-2020 fino al 2024-2026; il Programma High North della Marina Militare dal 2017, con la nave rompighiaccio Laura Bassi (classe PC-5) impegnata nella prima spedizione artica nel 2021 e la futura nave Quirinale (classe Ice-7, consegna post-2026). La regione, abitata da circa 4 milioni di persone di cui 500.000 indigeni, si riscalda tre-quattro volte più della media globale e custodisce il 30% del gas e il 13% del petrolio non ancora scoperti al mondo. L’Italia partecipa a esercitazioni NATO come Nordic Response 2024 con contingente della Brigata alpina Taurinense e contribuisce al mappaggio dei fondali tramite l’Istituto Idrografico.
Perché è importante
L’Italia è un attore non artico ma che presta crescente attenzione al Grande Nord, dove scienza, economia e sicurezza si intrecciano in un contesto di rapido cambiamento climatico e competizione geopolitica.
- La nuova strategia del 2026 segna il passaggio da una presenza prevalentemente scientifica a un approccio “Sistema Paese” integrato, con enfasi su cooperazione multilaterale (Consiglio Artico e UE) e deterrenza tramite NATO.
- Con il PRA stabile dal 2018 e la richiesta di aumento di risorse per il prossimo triennio, l’Italia punta a valorizzare oltre 25 anni di infrastrutture (Dirigibile Italia dal 1997, Thule dal 1990) e reti come SIOS e INTERACT, trasformando la ricerca in leva per opportunità in difesa, minerali critici e blue economy.
E adesso?
- Il Parlamento concluderà l’indagine conoscitiva con possibili raccomandazioni al Governo per incrementare il finanziamento PRA 2027-2029 e rafforzare i progetti bilaterali (es. MoU Islanda 2024 su geotermia e intesa Italia-Norvegia su spazio e materie prime critiche), mentre si attende il rapporto finale entro l’estate;
- Nel breve termine, la Marina e il CNR preparano le prossime campagne High North 2026 e il Forum Arctic Circle di Roma (marzo 2026) ha già aperto nuove partnership.
- L’Italia dovrà decidere come bilanciare investimenti in infrastrutture dual-use e rispetto del Trattato di Svalbard 1920, mantenendo l’Artico area di bassa tensione -- una sfida complessa visto il ruolo economico (rotte), militare (sottomarini e missili) ed energetico e minerario (gas, petrolio e materie prime) che l'Artico andrà a giocare.