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L’Iran nega il ripristino delle ispezioni Onu sul nucleare e mantiene 400 kg di uranio arricchito al 60%

Cos’è successo
I primi colloqui diplomatici in Svizzera tra Washington e Teheran, mediati da Qatar e Pakistan per porre fine al conflitto, si aprono all'insegna dell’incertezza sul dossier nucleare. Nonostante l'ottimismo espresso dal vicepresidente statunitense JD Vance e dal presidente Donald Trump circa l'imminente ritorno in territorio iraniano degli ispettori dell'Aiea (l’Agenzia internazionale dell’energia atomica), il ministero degli Esteri di Teheran ha smentito categoricamente questa prospettiva.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno concesso una revoca temporanea delle sanzioni di 60 giorni per consentire all'Iran la vendita di petrolio in dollari, una mossa volta a garantire la stabilità delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz, mentre si tenta di definire una tabella di marcia diplomatica entro due mesi.
Perché conta
I punti salienti del confronto ruotano attorno ai nodi della sicurezza e dell'arricchimento nucleare, che Teheran dipinge da sempre come un’iniziativa di autonomia energetica civile ma che, soprattutto agli occhi di Israele, non sarebbe altro che il preludio all’approdo di Teheran all’arma atomica.
- Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, ha gelato le aspettative occidentali dichiarando alla stampa di Stato che non è stato siglato alcun accordo straordinario sulle ispezioni Onu e che ogni interazione futura avverrà esclusivamente secondo le procedure stabilite dai propri organi nazionali;
- L'Iran conserva uno stock stimato di circa 440 chili (corrispondenti a oltre 970 libbre) di uranio arricchito al 60%, una soglia considerata critica dagli esperti poiché il passaggio tecnico dal 60% al 90% - necessario per scopi militari - richiede solo poche settimane di ulteriore lavorazione, sufficienti a produrre fino a dieci ordigni atomici;
- Il Tesoro statunitense ha concesso una licenza d'emergenza di 60 giorni che congela parzialmente lo storico embargo economico, autorizzando la vendita diretta di greggio e sbloccando le transazioni bancarie internazionali a patto che Teheran mantenga aperto lo Stretto di Hormuz e collabori con l'Aiea.
Adesso
- L'accordo preliminare punta a stabilizzare il Medio Oriente attraverso il mantenimento del cessate il fuoco e la sicurezza delle rotte marittime globali nello Stretto di Hormuz, sebbene gran parte dell'uranio rimanga nascosto nei bunker sotterranei del complesso di Isfahan, protetto dai detriti dei recenti raid aerei;
- L’amministrazione Trump punta sulla leva economica, con il segretario di Stato Marco Rubio che vincola la cancellazione permanente delle sanzioni alla totale rinuncia del materiale nucleare da parte di Teheran, escludendo operazioni militari ad alto rischio nei siti fortificati;
- L’Europa e gli alleati occidentali osservano con apprensione il braccio di ferro diplomatico, consapevole che l'assenza di un monitoraggio indipendente sul campo rende impossibile verificare con esattezza l'attuale dislocazione e lo stato di conservazione delle riserve atomiche iraniane.