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L'Iran aggira le sanzioni Usa con lo yuan e la moneta cinese minaccia il dominio del dollaro sull’80% delle transazioni globali

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L'Iran aggira le sanzioni Usa con lo yuan e la moneta cinese minaccia il dominio del dollaro sull’80% delle transazioni globali

Cos’è successo

La Casa Bianca ha avviato delicati colloqui con Teheran per un nuovo accordo di pace, incentrato sul nucleare iraniano, mettendo sul piatto lo sblocco di parte dei 100 miliardi di dollari di beni congelati e un allentamento delle sanzioni. Si tratta di una leva finanziaria storica, che però oggi si scontra con una resistenza inedita: l'Iran, infatti, ha imparato a bypassare la pressione economica americana grazie a una fitta rete commerciale d'intesa con la Cina.

Il fulcro di questa contromossa, scrive il Wall Street Journal, è l'architettura finanziaria di Pechino, che orbita attorno allo yuan e viaggia fuori dai radar di Washington. Dal petrolio (che ha fruttato a Teheran 43 miliardi di dollari nel 2024 nonostante i blocchi) fino ai pedaggi nello Stretto di Hormuz richiesti in valuta cinese o cripto, l'Iran usa questi fondi per importare tecnologia e beni a duplice uso civile e militare, indebolendo l'efficacia delle sanzioni statunitensi e, di riflesso, europee.

Perché conta

Il quadro attuale evidenzia come il potere coercitivo di Washington stia cambiando natura.

  • Il primato del dollaro resta solido, dato che la valuta statunitense copre ancora circa l'80% delle transazioni commerciali internazionali globali;
  • Il sistema Swift, basato in Belgio, gestisce oltre 5 mila miliardi di dollari al giorno e surclassa nettamente le reti alternative dei paesi concorrenti;
  • La Cina ha però potenziato il Cips, una piattaforma interbancaria transfrontaliera in yuan che ha raddoppiato i volumi dopo le sanzioni alla Russia e tocca ora i 115 miliardi di dollari giornalieri.

Adesso

L’utilizzo dello yuan come mezzo per aggirare la potenza americana e, di conseguenza, indebolire l’efficacia delle sanzioni, avrà effetti sul medio e lungo periodo.

  • Un fallimento dei negoziati tra Usa e Iran – difficile da escludere anche alla luce delle tensioni ormai quotidiane nello Stretto di Hormuz – riattiverebbe un regime sanzionatorio durissimo, spingendo Teheran a integrarsi definitivamente nel sistema finanziario di Pechino e aumentando la dipendenza dalle triangolazioni di Hong Kong;
  • L'asse sino-iraniano accelererebbe l'adozione dello yuan nei mercati energetici per proteggere i flussi illeciti, offrendo un modello replicabile per altri attori internazionali isolati dall'Occidente;
  • Questo circuito alternativo non abbatterà nel breve periodo il primato del dollaro (di “de-dollarizzazione” si parla ormai da anni, ma il biglietto verde gode ancora di buona salute). Tuttavia, ridurrà progressivamente la capacità degli Stati Uniti e dell'Ue di dettare legge sugli affari mondiali tramite il controllo delle banche globali.

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