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L'ex ministro ucraino Fedorov sfida Zelensky e chiede elezioni in piena guerra a 7 anni dall'ultimo voto

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L'ex ministro ucraino Fedorov sfida Zelensky e chiede elezioni in piena guerra a 7 anni dall'ultimo voto

Cos’è successo

Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, ha chiesto elezioni in Ucraina nonostante la guerra con la Russia in corso, dopo che il suo licenziamento nel rimpasto di governo del mese scorso ha scatenato proteste in tutto il Paese contro il presidente Volodymyr Zelensky. Il parlamento ucraino intanto ha approvato la nomina di Yevhenii Khmara a nuovo ministro della Difesa, decisione accolta dalle proteste dei manifestanti. "Le persone non possono vivere all'infinito in uno stato in cui non capiscono perché vengono prese certe decisioni," ha detto Fedorov il 18 agosto.

"Non dobbiamo lasciare che sia Putin a decidere quando gli ucraini possano scegliere il proprio governo," ha aggiunto. La Costituzione ucraina non consente elezioni sotto la legge marziale, in vigore dall'inizio dell'invasione nel febbraio 2022. Zelensky fu eletto con un plebiscito nel 2019 e non affronta un voto pubblico da allora — sette anni, quattro dei quali sotto legge marziale, con il suo mandato quinquennale scaduto da due anni.

Perché conta

  • A febbraio del 2026 Zelensky ha spiegato che l'Ucraina è disposta a organizzare le elezioni, ma solo dopo l'entrata in vigore di un cessate il fuoco reale e l'ottenimento di solide garanzie di sicurezza internazionali. Ma il presidente russo Putin ha ignorato la precondizione della tregua e ha proseguito le operazioni militari, rendendo di fatto impraticabile qualsiasi percorso elettorale a breve termine.
  • Un voto in queste condizioni sarebbe molto difficile da organizzare: la Russia bombarda quasi quotidianamente Kiev con missili e droni e si prepara a un'offensiva invernale. Fedorov stesso ha definito "complessa" l'organizzazione di elezioni in queste condizioni, sottolineando la necessità di garantire il voto ai militari, agli ucraini all'estero e a chi vive nelle regioni al fronte;
  • Mosca ha una lunga storia di tentativi di influenzare gli esiti democratici altrove e vedrebbe probabilmente in elezioni ucraine una possibile via per la vittoria nel conflitto: Putin e i politici filorussi cercano da tempo di dipingere il governo di Zelensky come illegittimo proprio per l'assenza di un voto recente;

Adesso

  • Resta da vedere se le pressioni interne innescate da Fedorov troveranno una via legale per tradursi in una richiesta formale di voto, o se il tema resterà confinato al dibattito pubblico senza sbocchi concreti fino alla fine della legge marziale;
  • Zelensky, che riceve un sostegno quasi incondizionato dai politici europei di establishment, potrebbe puntare sui progressi verso l'adesione all'Ue — vista come cruciale per il futuro post-bellico del Paese — come argomento centrale se si trovasse costretto ad affrontare una campagna elettorale;
  • Il nodo resta la tensione tra legittimità democratica e continuità di governo in tempo di guerra: quanto più si allontana l'ultimo voto, tanto più Mosca avrà argomenti per contestare la legittimità di Kiev al tavolo negoziale, anche se un voto organizzato sotto occupazione e bombardamenti porterebbe con sé rischi altrettanto seri per la tenuta democratica del Paese.

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