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L'Europa spenderà oltre 570 miliardi di dollari entro il 2035 per adattarsi al clima

Cos’è successo
Secondo un'analisi di Bloomberg Intelligence pubblicata il 23 settembre, l'Unione europea e il Regno Unito spenderanno oltre 500 miliardi di euro (571 miliardi di dollari) in misure di resilienza climatica entro il 2035. La cifra comprende sia la ricostruzione dopo eventi meteorologici estremi sia le difese contro futuri impatti climatici, e riflette, secondo Bloomberg Intelligence, il passaggio da una logica di "riparazione una tantum dei disastri" a un vero e proprio "ciclo di ordini pluriennale".
L'estate 2026 ha mostrato quanto il continente più esposto al riscaldamento globale sia vulnerabile alle sue conseguenze: incendi, siccità e ondate di calore hanno colpito le forniture di materie prime, danneggiato i raccolti e ridotto la produttività. La spesa per ricostruzione e adattamento in Ue e Regno Unito è più che raddoppiata in ciascun quinquennio dal 2011.
Perché conta
- La Commissione europea aveva già stimato a gennaio che l'Ue debba investire 70 miliardi di euro l'anno in adattamento climatico fino al 2050; nel Regno Unito, la Climate Change Committee ha fissato la cifra equivalente a 11 miliardi di sterline;
- Diverse aziende industriali diversificate sono destinate a beneficiare della domanda crescente: gruppi come Schneider Electric e ABB, esposti su più fronti dell'adattamento climatico, insieme a operatori specializzati nella protezione dalle alluvioni (Marshalls, Acciona) e nei sistemi HVAC (NIBE, Carrier), cruciali per colmare il "gap di raffrescamento" dell'Europa;
- La legge Ue sul clima obbliga tutti gli Stati membri ad adottare strategie nazionali di adattamento, un vincolo normativo che sostiene un ciclo di investimenti in resilienza destinato a durare nel tempo, non a esaurirsi con la singola emergenza.
Adesso
- Il settore agroalimentare sarà tra i beneficiari di questa spesa strutturale, con soluzioni per un'agricoltura climate-smart che comprendono agricoltura di precisione e colture resistenti al clima;
- Resta da vedere se il passaggio dichiarato da "riparazione dei danni" a "ciclo di adattamento strutturale" si tradurrà effettivamente in una riduzione dei costi economici complessivi nel lungo periodo, o se la crescita esponenziale della spesa (raddoppiata ogni cinque anni dal 2011) continuerà semplicemente a rincorrere l'aggravarsi degli eventi climatici;
- Per il settore assicurativo e riassicurativo, l'entità di questi investimenti infrastrutturali offre un'indicazione su dove si concentrerà la domanda di coperture nei prossimi anni — a partire dalle infrastrutture di protezione dalle alluvioni fino ai sistemi di raffrescamento, entrambi settori in forte espansione.