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L’Europa perde scala, non scienza: l’innovazione resta, il valore si sposta
Cosa è successo?
Lo studio Drivers of Relocation by Innovative EU Startups and Scaleups (2025) della European Investment Bank e della European Commission mostra che una quota significativa delle imprese innovative europee sceglie di spostare all’estero le funzioni chiave di crescita. Circa il 10% delle scaleup UE si ricolloca fuori dall’Unione, e nell’85% dei casi la destinazione è gli Stati Uniti. Il fenomeno è ancora più marcato tra le imprese di maggior successo: circa il 30% degli unicorni europei nati tra il 2008 e il 2021 ha trasferito la sede centrale, prevalentemente oltreoceano. Tuttavia, la rilocalizzazione è quasi sempre parziale: ricerca, sviluppo e ingegneria rimangono in Europa, mentre funzioni commerciali, legali e di holding vengono spostate dove capitale, mercati e rapidità regolatoria sono più favorevoli.
Perché è importante?
Il dato chiave è che l’Europa non sta perdendo capacità scientifica, ma capacità di catturare valore. Il continente continua a formare talenti e a generare proprietà intellettuale, ma le condizioni per scalare (accesso a capitali profondi, mercati integrati, tempi decisionali rapidi) spingono le imprese a monetizzare altrove. Questo significa che occupazione qualificata, gettito fiscale e reinvestimenti strategici si accumulano fuori dall’UE, anche quando il cuore tecnologico resta europeo. Il rischio sistemico è che l’Europa si consolidi come piattaforma di R&S per innovazioni che diventano campioni globali sotto altre giurisdizioni.
E adesso?
La sfida non è aumentare la qualità della ricerca, ma chiudere il gap a valle: scala, finanziamento e velocità. Senza un ecosistema capace di sostenere la crescita rapida e l’espansione globale, l’UE continuerà a esportare valore aggiunto insieme alle sue imprese migliori. Le politiche per l’innovazione dovranno quindi spostare il baricentro dalla sola produzione di conoscenza alla creazione di condizioni competitive per la commercializzazione e la crescita, se l’Europa vuole restare non solo un laboratorio, ma anche una casa per leader tecnologici globali.