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L'elettricità tedesca è 10 centesimi sopra la media europea: Berlino paga la chiusura delle centrali nucleari

Cosa è successo
La Germania sta smantellando le sue centrali nucleari, ma il processo è ancora reversibile, almeno tecnicamente. Dal 1988 al 2023, la centrale di Emsland ha prodotto oltre 400 miliardi di kilowattora, quasi quanto consuma l'intera Germania in un anno. Oggi gli operai la stanno smontando pezzo per pezzo.
Perché è importante
La Germania è quasi sola in Europa nel voler abbandonare l'atomo: Francia, Finlandia, Svezia, Polonia e Repubblica Ceca stanno costruendo o pianificando nuovi reattori. Nel frattempo, l'elettricità tedesca è tra le più care dell'Ue — oltre 38 centesimi per kilowattora nella prima metà del 2025, quasi 10 centesimi sopra la media europea. Le sole tre centrali chiuse nel 2023 (Emsland, Neckarwestheim 2 e Isar 2) avrebbero potuto produrre circa 32 terawattora l'anno, sufficienti per 9 milioni di famiglie. La dipendenza da gas naturale importato — spesso da Paesi instabili o autoritari — e l'aumento dei prezzi legato alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente rendono la questione sempre più urgente.
E adesso?
Il principale ostacolo non è tecnico, ma politico. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito l'uscita dal nucleare un "grave errore strategico", ma subito dopo ha aggiunto che la decisione è ormai "irreversibile" — in parte perché il suo partito è costretto a governare con la SPD, contraria al ritorno al nucleare. Secondo l'associazione di settore KernD, però, i tempi sarebbero ancora compatibili: se il Bundestag modificasse subito la legge sull'energia atomica, i primi reattori potrebbero tornare in rete tra il 2031 e il 2033, prima ancora che Emsland venga completamente demolita. Il direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), Fatih Birol, chiede "una seconda analisi a mente fredda": anche una sola centrale riattivata, dice, sarebbe "un guadagno importante per la Germania". Ogni giorno che passa, però, il punto di non ritorno si avvicina davvero.