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L'autonomia strategica Ue passa per il superamento dei 180 grandi sistemi d'arma europei a fronte dei soli 30 statunitensi

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L'autonomia strategica Ue passa per il superamento dei 180 grandi sistemi d'arma europei a fronte dei soli 30 statunitensi

Cos’è successo

L'Ue possiede oggi ben 180 large weapon systems ovvero i grandi sistemi bellici principali, come aerei da caccia e veicoli corazzati, a fronte dei soli 30 in dote agli Stati Uniti, generando una frammentazione industriale insostenibile. Al summit "Europe Independence moment (?)" organizzato da Future Proof Society a Brescia, il diplomatico di lungo corso Wolfgang Ischinger ha spiegato che questa inefficienza strutturale mina l'autonomia strategica della sicurezza europea.

Per smettere di essere un mero spettatore internazionale l'Ue deve raddoppiare gli sforzi verso l'autosufficienza militare superando l'anacronistica dipendenza transatlantica, cercando al tempo stesso di mantenere gli Usa coinvolti nel continente, per la protezione di 450 milioni di cittadini. Il percorso richiede un mercato consolidato e l'adozione della ricetta di Mario Draghi per evitare che 27 piccole politiche estere isolate riducano l'Europa a un attore marginale ed escluso dai tavoli di pace globali.

Perché conta

La riorganizzazione della sicurezza rappresenta uno snodo cruciale per la sopravvivenza geopolitica dell'Ue e dei singoli Stati membri.

  • Ottimizzare la spesa militare eliminando i dannosi doppioni industriali permetterebbe all'Europa di competere con i giganti globali e impiegare i budget in modo efficiente;
  • Superare lo scoglio dell'unanimità eviterebbe la paralisi decisionale consentendo a una coalizione di paesi volenterosi di parlare subito con un'unica voce autorevole;
  • L'Italia trarrebbe un enorme beneficio strategico ed economico da un mercato della difesa integrato, inserendo le proprie aziende di punta in un ecosistema sinergico.

Adesso

  • Sul piano continentale lo scenario futuro vedrà la transizione verso un esercito comune guidato da una diplomazia condivisa e dall'istituzione di inviati speciali europei per i conflitti caldi;
  • I prossimi step nell'iter approvativo istituzionale richiedono la piena attuazione del rapporto Draghi e la complessa revisione dei trattati per superare i veti nazionali;
  • A livello globale ci si attende una duratura instabilità a causa delle tensioni geopolitiche e delle mire della leadership russa in cui l'Italia sarà chiamata a sostenere l’eventuale candidatura di figure autorevoli come Draghi per la gestione delle crisi.

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