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Italia ultima nell'Eurozona per utilizzo dell'intelligenza artificiale nelle imprese

Cos’è successo
L'Italia è ultima nell'area euro per adozione dell'intelligenza artificiale da parte delle imprese. Lo certifica la BCE nell'Occasional Paper 395, costruito su due moduli dedicati dell'indagine SAFE condotti nel giugno e dicembre 2025 intervistando circa 6.000 imprese in 12 Paesi.
Usa l'IA il 52% delle imprese italiane, contro il 70% dell'area euro. Il 45% non la usa affatto, quasi il doppio della media europea. E solo il 5% dichiara un uso significativo, contro il 7% dell'area euro. La classifica vede in testa Paesi Bassi (85%), Finlandia (82%) e Austria (81%), con Germania e Belgio al 77%. L'Irlanda, penultima, si ferma al 65%: tredici punti sopra l'Italia, unica sotto quota 60%.
Perché conta
Il ritardo non è un dettaglio tecnologico: è la stessa firma strutturale lasciata sulla rivoluzione ICT. La BCE mostra che l'adozione dipende da dimensione, proprietà e accesso al capitale. Le imprese familiari o a proprietà singola si concentrano tra i non utilizzatori, le micro imprese restano fuori nel 41% dei casi contro il 13% delle grandi. È la fotografia del tessuto produttivo italiano. Un divario che precede l'IA: nel 2025 l'investimento digitale vale il 13% dell'investimento totale nell'area euro contro il 27% degli Stati Uniti.
- Il problema italiano è doppio. Poche imprese entrano (52% contro 70%) e quasi nessuna scala: la quota di utilizzatori intensivi resta ferma al 7-8% in ogni classe dimensionale, anche dove l'adozione tocca l'87% delle grandi contro il 60% delle micro;
- Le barriere disegnano la policy: nell'area euro pesano le competenze mancanti (25%), privacy ed etica (19%) e incompatibilità dei sistemi (19%), ma tra i ritardatari, Italia inclusa, le competenze salgono al 27% e il 18% giudica l'IA inutile;
- Sì, ma: la BCE non trova differenze di produttività statisticamente significative tra utilizzatori e non utilizzatori, e gli unici ad attendersi prezzi più alti (+0,85 punti) sono gli utilizzatori intensivi. L'IA oggi è leva di posizionamento, non di disinflazione.
Adesso
- Nei prossimi dodici mesi le imprese italiane prevedono di destinare all'IA l'8% degli investimenti totali, contro il 10% tedesco, il 12% belga e il 14% austriaco. Tra le grandi economie solo la Francia fa peggio, al 7%: il prossimo modulo SAFE dirà se la distanza si accorcia o si consolida.
- Il meccanismo si autoalimenta e rema contro. Chi usa l'IA in modo intensivo ci dedica una parte più grande dei propri investimenti e prevede un aumento dei ricavi tramite l'utilizzo di queste nuove tecnologie Con il 45% delle imprese italiane a quota zero, serve prima l'attivazione prima che la scala. L'occupazione, per ora, non è il rischio: la BCE non rileva evidenze di tagli di personale tra le aziende che hanno adottato l'IA.
- La leva economica resta informativa: l'80% delle imprese sottostima di 18 punti la quota di concorrenti che investe in IA. Per le PMI conta anche il credito agevolato, circa 8 punti di associazione con l'uso dell'IA, irrilevante invece nei piani delle grandi.