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Italia terza in Ue per acqua piovana ma perde il 42% in reti idriche vecchie di decenni, 1,9 miliardi del PNRR per colmare la falla
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Cos’è successo
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che Roma ospiterà nel 2026 la seconda Riunione ministeriale sull’acqua dell’Unione per il Mediterraneo e il primo Forum euromediterraneo sull’acqua. Gli eventi si terranno dal 29 settembre al 2 ottobre e puntano a “rilanciare il dialogo sull’acqua come risorsa di pace e crescita nel Mediterraneo”.
Il ministro ha inoltre manifestato l’ambizione di “rilanciare Roma come hub mediterraneo per lo sviluppo sostenibile”.
Perché conta
- Tra tutti i Paesi membri dell’Unione europea, solo Francia e Svezia possiedono una quantità di nuova acqua derivante dalle precipitazioni superiore a quella dell’Italia. Tuttavia, la quantità di acqua disponibile si sta riducendo per effetto della maggiore evapotraspirazione, ovvero della quantità di acqua che evapora a causa del calore;
- Nel 2025 in Italia la risorsa idrica rinnovabile (la quantità di precipitazioni al netto della perdita per evapotraspirazione), stimata in 128 miliardi di metri cubi, è risultata in calo rispetto alle medie storiche e inferiore di oltre il 7% rispetto alla media annua di lungo periodo (138 miliardi di m³);
- Secondo uno studio del 2022 di Cassa depositi e prestiti, in Italia le perdite degli impianti di distribuzione idrica ammontano al 42% (in Francia il valore è al 20% e in Germania all’8%). Il 36% della rete di acquedotti ha un’età compresa tra 31-50 anni, e il 22% ha più di mezzo secolo. Sono quasi mille gli agglomerati (specialmente al Sud, per il 73%) soggetti a procedure di infrazione europee per l’inadeguatezza degli impianti di fognatura e di depurazione.
Adesso
- Entro il 21 dicembre 2027 l’Italia dovrà recepire la direttiva europea 2026/805, che aggiorna la 2000/60/CE e prevede degli standard più stringenti sul controllo della qualità delle acque superficiali e sotterranee: ad esempio, andrà monitorata la presenza di PFAS, farmaci, pesticidi e microplastiche. Per le falde, inoltre, viene richiesto di garantire un equilibrio tra prelievi e ricarica;
- Il PNRR ha destinato 1,9 miliardi di euro per interventi volti alla riduzione nelle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua (Missione 2, Componente 4, Investimento 4.2) nel periodo 2024-2026. Tuttavia, secondo l’Osservatorio Conti Pubblici Italiani, con la conclusione del PNRR il mantenimento di questi livelli di investimento potrebbe diventare più difficile;
- Per quanto riguarda lo sfruttamento idrico per fini energetici, secondo l’indagine conoscitiva sull’adeguamento della strategia energetica nazionale al PNIEC del 2019 “le grandi dighe ad uso prevalente idroelettrico sono 309 su 532 […]. Il volume degli invasi idroelettrici è complessivamente pari a 4.4 miliardi di metri cubi su 13.7 miliardi di metri cubi del volume totale delle grandi dighe in Italia”. L’indagine ha inoltre rilevato che “un oggettivo problema è costituito dall’elevata ‘età’ dell’opere, con una età media delle dighe pari a 65 anni, media che per quelle idroelettriche raggiunge i 75 anni”.