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In Italia 10,1 miliardi di investimenti nei data center ma il costo dell'energia rimane troppo alto

Cos’è successo
I data center sono dei capannoni pieni di server la cui prima necessità è l'energia elettrica: tanta, continua, e preferibilmente a basso costo. Ed è qui che la partita si complica per l'Italia. La Francia rimane uno dei posti più attrattivi: Mistral sta costruendo un intero datacenter da 44MW e 13.800 GPU da sola vicino a Parigi, alimentato da energia nucleare a costi e emissioni bassissime. Il consorzio con Nvidia, Bpifrance e MGX rilancia con un campus AI da 1,4 GW nell'Essonne, cantieri in partenza secondo semestre 2026.
Nei poli storici europei (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) i data center sono aumentati e il consumo di energia elettrica è raddoppiato dal 2019 fino a 3,6 GW, con Londra che supera i 1.000 MW. A Milano si continua a crescere ma lentamente: 238 MW installati, +34% in un anno secondo il Politecnico di Milano anche perché rimaniamo più esposti di altri Paesi Ue al costo dell'elettricità.
Perché conta
Costruire e far girare un data center richiede pochi input chiave: molta energia elettrica, una rete che la porti dalla fonte all'impianto, terreno, fibra, raffreddamento e, per l'AI, i chip di ultima generazione.
- Su quasi tutti questi fronti l'Italia è messa bene. Il punto debole è l'energia, e non solo per il prezzo: serve corrente costante, 24 ore su 24. Le rinnovabili costano poco ma sono intermittenti. Per questo il nucleare francese e l'idroelettrico dei nordici forniscono il carico di base che sole e vento, senza sistemi di accumulo costosissimi, non possono offrire. Conta poi una distinzione: ospitare cloud, banche e PA è un conto, e l'Italia su questo sta andando bene; addestrare i grandi modelli di AI è un altro. Nel mercato unico le aziende italiane potrebbero comunque affittare capacità di calcolo da altri paesi: il rischio non è restare senza calcolo, è cedere valore e dipendere, sul livello più sensibile, da fornitori esteri;
- Il capitale c'è: l'Osservatorio del Politecnico stima 10,1 miliardi di investimenti in Italia nel 2025-2026, con Microsoft (4,3 miliardi), AWS (1,2 miliardi) e il campus da 500 MW di Eni e Khazna in Lombardia.
Il tema è sistemico: la Commissione vede i consumi dei data center UE salire da 70 TWh nel 2024 a 115 TWh nel 2030, con la rete come collo di bottiglia; - Sì, ma sull'addestramento decide l'energia: secondo il CEPS solo Svezia e Finlandia hanno prezzi elettrici vicini a USA e Cina, e le gigafactory vengono spinte verso nucleare e idroelettrico. A parità di ambizione, vince chi ha corrente stabile e a buon mercato.
Adesso
- Estate 2026: EuroHPC apre il bando formale per le gigafactory, prima struttura in cantiere nel 2027. La selezione premia gli Stati con energia a basse emissioni abbondante e permessi rapidi: da qui si capirà se la candidatura italiana regge o se il costo elettrico la taglia fuori, spostando il calcolo di frontiera verso Nord Europa e Iberia;
- Secondo semestre 2026: partono i cantieri del campus francese da 1,4 GW di Mistral, operativo dal 2028. Eni e Khazna puntano a 1 GW in Lombardia entro il 2030, ma sull'uso quotidiano, non sull'addestramento. Qui l'Italia può consolidarsi come hub mediterraneo sfruttando i nuovi cavi sottomarini;
- Il vero fronte resta la rete: le richieste di connessione per data center in Italia sono salite a 42 GW a fine marzo 2025, da 30 GW a fine 2024, molto oltre le riserve disponibili. Dentro l'UE affittare capacità altrove non è un rischio di sicurezza, lo diventa fuori, dove capitali, chip e capacità elettrica restano concentrati soprattutto tra USA e Cina.