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In Francia l’esperienza del centro macroniano appare conclusa
Le elezioni comunali in Francia sono state osservate con grande attenzione dagli analisti francesi poiché costituivano l’ultimo appuntamento elettorale prima delle presidenziali dell’anno prossimo. Alla luce di questo ruolo simbolico assunto da questo voto, che in condizioni normali sarebbe stato considerato ‘solo’ un voto locale, ci sono alcuni elementi che possiamo desumere:
L'estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella, considerata la grande favorita almeno per il primo turno delle prossime presidenziali, è andata bene, perché ha conquistato 310 nuovi centri urbani, ma meno bene del previsto dal momento che non è riuscita ad uscire dalle sue tradizionali roccaforti e ad affermarsi nelle grandi città, tra tutte Parigi, dove il partito sembra quasi non esistere (si è fermato all’1,6%).
I socialisti, che da tempo risultavano esangui nei sondaggi, hanno raccolto buoni voti, probabilmente per effetto della candidatura di buoni candidati, capaci di mobilitare l’elettorato, specie quello urbano di Parigi e Marsiglia. Un dato interessante è che a Parigi e Marsiglia i socialisti si sono affermati pur rifiutando di fare qualunque alleanza con l’estrema sinistra di France Insoumise, il partito populista guidato da Jean-Luc Mélenchon, leader molto controverso e considerato tossico, per retorica e posizioni anti UE.
Allo stesso tempo, però, altrove, l’alleanza tra socialisti e estrema sinistra si è rivelata determinante.
- La stragrande maggioranza delle città è stata vinta dalla destra moderata dei Repubblicani. Non è chiaro però come e se la destra moderata possa presentare un candidato solido e in grado di intercettare i voti di Rassemblement National per la presidenza.
L’esperienza del centro macroniano appare, invece, conclusa e ridotta alla sostanziale irrilevanza.