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In Bulgaria il filorusso Radev vince con il 45%: rischio deriva orbaniana

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In Bulgaria il filorusso Radev vince con il 45%: rischio deriva orbaniana

Cosa è successo

In Bulgaria Rumen Radev e il suo partito Bulgaria Progressista hanno vinto le legislative con circa il 45% dei voti e la maggioranza assoluta, chiudendo cinque anni di instabilità.

Radev è indicato come filorusso, ma non ha vinto su questo. Ha vinto puntanto sulla lotta alla povertà e alla corruzione, i due nervi scoperti del Paese più povero dell'Unione europea, dove circa il 20% della popolazione vive sotto la soglia di 257 euro al mese.

  • La Bulgaria è il sesto Paese Ue per tasso di crescita, ma ancora il più povero dell'Unione;
  • Si sono svolte otto elezioni in cinque anni: nessuna maggioranza stabile, corruzione endemica.

Perché è importante

La settimana scorsa in Ungheria ha vinto Peter Magyar (Tisza, europeista) contro Orban. In Bulgaria vince Radev, descritto come filorusso. Ideologicamente vanno in direzioni opposte, ma il motore è identico: elettori che puniscono l'establishment di turno sul costo della vita e sulla corruzione, non sul posizionamento internazionale. È la fine del voto d'appartenenza ("sono di sinistra/destra/filoeuropeo") e l'inizio di un voto che disinnesca molte delle polarizzazioni degli ultimi anni. Un messaggio che i leader europei faranno bene a leggere.

E adesso?

Ci sono tre scenari plausibili:

  • Scenario stabilità. Radev ha i numeri per un governo monocolore. La Bulgaria avrà un governo stabile. Sul piano interno taglierà qualche tassa percepita come ingiusta e lancerà una campagna anticorruzione. Sul piano estero: retorica più morbida verso Mosca, frizione con Bruxelles su energia e Ucraina, ma nessuna rottura. La Bulgaria resta nella Nato, è appena entrata nell'eurozona (a gennaio, contro la volontà di Radev) e dipende dai fondi Ue. Troppo costoso uscire dai binari.
  • Scenario "deriva orbaniana". Con la maggioranza assoluta, Radev potrebbe provare quello che Orban ha fatto per 16 anni: erodere progressivamente i contrappesi, dai media alla magistratura. Il freno principale è economico: senza fondi Ue la Bulgaria non regge.
  • Scenario "implosione". Bulgaria Progressista è un partito-contenitore nato per queste elezioni. Dentro ci sono ex socialisti filorussi, ex funzionari della presidenza, militari, transfughi. La coesione tiene finché Radev vince. Al primo provvedimento impopolare, e ne arriveranno, perché governare il Paese più povero dell'Ue è un'impresa titanica.
  • C'è da fidarsi del "nuovo corso post-ideologico"? Poco. La lettura che spopola in queste ore ("gli elettori votano su questioni concrete e non ideologiche") è parzialmente vera e molto comoda. Parzialmente vera perché corruzione e costo della vita spiegano in effetti meglio Budapest-Sofia di qualsiasi schema geopolitico. Molto comoda perché serve a tutti: ai filorussi per sdoganare Radev come "anticorruzione" e non come "filo-Putin", agli europeisti per rivendicare Magyar come segnale che l'Ue sia tornata attrattiva. In realtà il voto anti-establishment è una forza destabilizzante neutra: stavolta ha colpito Orban a Budapest e Borisov a Sofia, la prossima volta colpirà chi governa, chiunque sia. Per i leader europei il messaggio è che se non si risolvono questioni percepite come vitali dai cittadini, costo della vita e corruzione percepita, perdi, indipendentemente da dove stai sullo scacchiere.

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