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Il vertice Ue certifica che 70 mila migranti sono entrati a Ceuta e punta al rafforzamento dei rimpatri

Cos’è successo
Il vertice straordinario dei ministri dell'Interno Ue, convocato in videoconferenza sotto la presidenza irlandese dopo la crisi di Ceuta, ha certificato che 72mila migranti sono entrati nell'exclave spagnola tra il 30 e il 31 luglio, di cui circa 70mila già usciti secondo il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Il Consiglio Giustizia e Affari interni ha chiuso i lavori con una nota che registra "una comprensione condivisa" sulla necessità di rafforzare i rimpatri, consolidare le frontiere esterne e potenziare lo scambio di intelligence, ma senza decisioni vincolanti immediate.
Restano aperti due nodi che dividono Madrid e Roma: la richiesta spagnola di revocare i controlli Schengen introdotti dall'Italia, e il progetto italiano di hub di rimpatrio nei Paesi terzi, respinto da Spagna, Francia, Portogallo e Lussemburgo.
Perché conta
- Madrid chiede la revoca dei controlli italiani: il ministro Grande-Marlaska ha definito "inutile e sproporzionata" la sospensione di Schengen decisa da Roma dal 1° agosto, ricordando che Ceuta ha uno status speciale e che nessuno può lasciare la città autonoma senza controlli documentali, uno stato di cose che rende l’enclave di fatto già esterna allo spazio di Schengen;
- Sugli hub di rimpatrio l'Ue resta spaccata: Italia e Danimarca spingono per centri nei Paesi terzi sul modello del centro albanese di Gjadër, ma Spagna, Francia, Portogallo e Lussemburgo si sono opposti, complicando la ricerca di una linea comune;
- Il vertice ha prodotto solo un indirizzo politico, non misure operative. Le decisioni concrete su fondi, partnership con Rabat e rafforzamento di Frontex restano da negoziare nelle prossime settimane.
Adesso
- Se Roma non cede sulla revoca dei controlli, lo scontro diplomatico con Madrid rischia di protrarsi almeno fino alla scadenza di fine agosto, quando l'Italia dovrà decidere se prorogare la misura;
- Se la proposta italiana sugli hub trovasse una maggioranza, la Commissione ha detto di essere pronta a valutare progetti concreti basati su partnership con i Paesi di origine, aprendo la strada a una sperimentazione allargata;
- Se il fronte del no si consolidasse, l'Ue rischia di restare divisa proprio mentre il Marocco osserva con interesse le tensioni interne al blocco.