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Il surplus commerciale cinese tocca i 1.200 miliardi di dollari e spacca il G20, con Pechino unico Paese a non aderire alla dichiarazione

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Il surplus commerciale cinese tocca i 1.200 miliardi di dollari e spacca il G20, con Pechino unico Paese a non aderire alla dichiarazione

Cos’è successo

La Cina è stata l'unico membro del G20 a non aderire a una dichiarazione congiunta secondo cui "le economie non basate sul mercato che riversano un flusso senza fine di esportazioni a basso costo non sono sostenibili". Lo ha confermato martedì il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent al termine di due giorni di incontri tra ministri delle Finanze e banchieri centrali ad Asheville, in North Carolina. Secondo la dichiarazione pubblicata dal Dipartimento del Tesoro, Pechino ha anche respinto un paragrafo in cui i 19 membri concordavano che "i Paesi dovrebbero adottare misure per eliminare le politiche e le pratiche non di mercato che aggravano gli squilibri", oltre a opporsi ai passaggi che elogiavano la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale sugli squilibri globali.

Pechino ha reagito con durezza nei giorni successivi: "Riteniamo che sfruttare il G20 e altri meccanismi multilaterali per esagerare i cosiddetti 'squilibri economici' e la 'sovraccapacità' equivalga essenzialmente a promuovere il protezionismo", ha dichiarato la portavoce del ministero del Commercio Ling Huang durante una conferenza stampa settimanale, definendo la Cina "fermamente contraria" e avvertendo che la mossa "danneggerà lo sviluppo sano dell'economia globale". Secondo Bessent, il surplus commerciale cinese ha raggiunto nel 2025 un record storico di 1.200 miliardi di dollari, mentre le esportazioni cinesi sono cresciute del 23,9% su base annua a luglio, in un contesto di domanda interna debole.

Perché conta

La spaccatura al G20 arriva in un momento politicamente delicato, a ridosso di un atteso viaggio del presidente cinese Xi Jinping a Washington.

  • Gli Stati Uniti collegano la spaccatura commerciale anche al dossier Iran: interrogata da CNBC sulle più recenti sanzioni antiraniane statunitensi, che possono colpire anche aziende o cittadini stranieri accusati di aiutare Teheran, la portavoce cinese ha risposto che Washington dovrebbe "correggere immediatamente le proprie pratiche sbagliate e revocare le sanzioni contro le aziende e i cittadini cinesi coinvolti"; Bessent, dal canto suo, ha detto che spetta alla Cina "lavorare verso una soluzione" sulla questione iraniana;

  • Bessent rivendica di aver previsto l'ondata di merci cinesi deviate su altri mercati: il segretario al Tesoro ha detto di essere stato "purtroppo" nel giusto quando l'anno scorso aveva avvertito altri partner commerciali che dazi USA più duri avrebbero portato a un afflusso di merci cinesi dirottate verso i loro mercati, un argomento che rafforza la richiesta americana di un fronte comune contro Pechino;

  • Il surplus con l'Ue alimenta pressioni parallele a quelle americane: il crescente surplus commerciale cinese con l'Unione europea ha già spinto diverse voci a chiedere restrizioni più severe alle importazioni, mentre Pechino resta sotto accusa per i sussidi industriali e per uno yuan ritenuto sottovalutato, un fronte critico che si somma a quello aperto dagli Stati Uniti all'interno del G20.

Adesso

  • Gli altri membri del G20 promettono azioni concrete nei prossimi mesi: secondo Bessent, i restanti membri del gruppo agiranno nei prossimi "giorni, settimane o mesi" per "raggiungere una soluzione a questo equilibrio insostenibile", un'affermazione che lascia aperta la possibilità di nuove misure commerciali coordinate contro le pratiche cinesi;
  • La visita di Xi Jinping a Washington diventa il prossimo banco di prova: lo scontro sulla dichiarazione del G20 arriva proprio mentre cresce l'attesa per il viaggio del presidente cinese negli Stati Uniti previsto entro la fine del mese, un appuntamento che potrebbe chiarire se le tensioni commerciali si tradurranno in un confronto diretto o in un tentativo di distensione;
  • Bessent insiste sulla necessità di riequilibrare l'economia cinese verso i consumi interni: il segretario al Tesoro ha ribadito il proprio invito a Pechino a spostare il modello economico da uno orientato all'export verso uno basato sui consumi interni, come via per alleviare gli squilibri globali, una richiesta che la Cina finora ha respinto sostenendo che le proprie esportazioni riflettono la domanda estera reale e non una strategia deliberata di dominio dei mercati mondiali.

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