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Il Senato approva il riordino degli incentivi alle imprese ma chiede che le regole del Fondo crescita non aspettino la manovra

Cos’è successo
La commissione Industria del Senato ha approvato questa settimana, con i soli voti del centrodestra, il parere di maggioranza sullo schema di decreto legislativo che riordina il sistema degli incentivi alle imprese. Il provvedimento, trasmesso alle Camere il 31 marzo 2026 in attuazione della delega contenuta nella legge 160/2023, si compone di 13 articoli suddivisi in quattro Capi e mira a razionalizzare gli incentivi facenti capo al ministero delle Imprese e del Made in Italy e ad altre amministrazioni centrali, attraverso la concentrazione di una serie di misure nel Fondo per la crescita sostenibile.
Tra le osservazioni del parere troviamo la più rilevante, che chiede una riformulazione del testo per chiarire quali siano effettivamente gli incentivi destinati a confluire nel Fondo per la crescita sostenibile e auspica che le disposizioni di abrogazione e le modalità di trasferimento delle risorse vengano definite già nel decreto legislativo, senza demandarle a un provvedimento successivo. Il riferimento è all'articolo 9 dello schema, che rinvia alla prossima legge di bilancio la disciplina delle modalità di funzionamento del Fondo e degli stanziamenti annuali per le quattro nuove sezioni: ricerca, sviluppo e innovazione; start-up d'impresa; investimenti produttivi per la transizione verde e digitale; accesso al credito e al mercato dei capitali.
Perché conta
- Il rilievo della commissione si inserisce nel dibattito sulla corretta esecuzione della delega parlamentare, dopo che la stessa Direzione generale per gli incentivi alle imprese del Mimit, in audizione, aveva definito il rinvio alla manovra un'anomalia procedurale che rischierebbe di svuotare le tutele previste dal Parlamento. La riforma è inoltre inserita tra gli impegni del Pnrr (Missione 1, Componente 2, Riforma 3).
Adesso
- Acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari competenti, il governo dovrà valutare se recepire le osservazioni della maggioranza e definire già nel decreto legislativo le modalità di funzionamento del Fondo per la crescita sostenibile.