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Il Safe Ue da 14,9 miliardi divide il governo: la Difesa lo vuole, il Mef non ha ancora deciso

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Il Safe Ue da 14,9 miliardi divide il governo: la Difesa lo vuole, il Mef non ha ancora deciso

Cos’è successo

Durante il question time alla Camera di questa settimana, il deputato di Azione On. Rosato ha rivolto un'interrogazione a risposta immediata al ministro della Difesa Guido Crosetto per chiedere conto dell'orientamento del governo sull'adesione al programma europeo Safe (Security Action for Europe), che metterebbe a disposizione dell'Italia 14,9 miliardi di euro a tassi agevolati e con restituzione in 45 anni per rafforzare le capacità militari nazionali, in linea con gli impegni assunti in sede Nato. La preoccupazione di Rosato nasce dall'imminente scadenza di fine maggio per accedere ai finanziamenti e dalle perplessità sollevate dalle recenti dichiarazioni del ministro Giorgetti e dalla lettera della premier Meloni a Ursula von der Leyen, con cui è stata chiesta l'estensione della flessibilità finanziaria della difesa anche all'emergenza energetica.

Il ministro Crosetto ha risposto inquadrando la questione nel quadro Nato, chiarendo che del nuovo obiettivo del 5% del Pil l'1,5% è un contenitore ampio dedicato a sicurezza e resilienza e il restante 3,5% riguarda la difesa "core", da raggiungere su un arco di dieci anni con revisione nel 2029. Sul Safe, lo strumento è stato definito "indispensabile" per il ministero della Difesa, ma le decisioni finanziarie e attuative sull'adesione sono state rimesse alle valutazioni del ministero dell'Economia. Rosato, in replica, ha lamentato la persistente incertezza, sottolineando che mancano pochi giorni alla scadenza e che il Mef non avrebbe ancora fornito una risposta definitiva al titolare della Difesa.

Perché conta

L'adesione al SAFE è uno snodo politico ed economico cruciale per l'Italia, perché incrocia gli impegni internazionali in sede Nato, la procedura per deficit eccessivo in cui il Paese si trova e la trattativa avviata con Bruxelles sull'estensione della clausola di salvaguardia anche al caro energia.

  • Secondo quanto emerso, dal ministero della Difesa sarebbero partite due lettere al Mef per sollecitare chiarimenti sul programma, finora rimaste senza risposta;
  • Il valore di partenza del 2% del Pil per la difesa, ricordato dal ministro come pari al 2,09%, non deriva da nuove risorse ma da una più ampia contabilizzazione di spese e attività già sostenute;
  • L'On. Rosato ha avvertito il rischio che la vicenda finisca come quella del Mes sanitario, con l'Italia che rinuncia a strumenti europei vantaggiosi sia sul piano dei conti pubblici sia su quello industriale.

Adesso

  • Azione ha annunciato che potrebbe tornare a sollecitare il governo con un nuovo question time la settimana prossima, qualora il quadro restasse ancora privo di indicazioni operative.

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