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Il primo contratto del Board of Peace di Trump per Gaza potrebbe essere una base militare da 150 persone

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Il primo contratto del Board of Peace di Trump per Gaza potrebbe essere una base militare da 150 persone

Cos’è successo

Il Board of Peace di Donald Trump, istituito a gennaio per sovrintendere alla ricostruzione di Gaza, ha finalmente emesso il suo primo contratto di costruzione nel territorio devastato dalla guerra, e non riguarda ospedali, scuole o abitazioni civili, ma un avamposto militare rudimentale da 150 persone, destinato a ospitare truppe marocchine. Secondo una fonte a conoscenza della vicenda citata dal Guardian, il contratto, non ancora finalizzato, è stato assegnato ad Arkel International, azienda con sede in Louisiana che ha già svolto lavori per il governo statunitense in Paesi come l'Iraq. Il Board, presieduto dallo stesso Trump e guidato da un team che include il genero Jared Kushner e l'amico Steve Witkoff, lavora insieme al Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, il gruppo di tecnocrati palestinesi insediato per sovrintendere al territorio. La base, di appena 100 per 120 metri, sorgerebbe a circa un miglio dal confine israeliano, all'interno del 60% del territorio di Gaza ancora sotto controllo diretto dell'esercito israeliano, e disporrebbe di una "via di estrazione rapida" in caso di attacco al contingente.

Il Marocco non è stato scelto a caso: è il primo Paese arabo e africano ad aver firmato, il 15 luglio a Rabat, un accordo formale di partecipazione all'ISF (la Forza di stabilizzazione internazionale) sotto un quadro di sicurezza sostenuto da Israele, un passo che nessun altro Stato arabo aveva finora voluto compiere apertamente, forte anche della normalizzazione dei rapporti con Israele avvenuta nel 2020 tramite gli Accordi di Abramo. Le truppe marocchine, secondo quanto dichiarato dallo stesso Board, dovrebbero occuparsi soprattutto di sostenere la distribuzione di aiuti umanitari e addestrare la futura polizia palestinese.

Perché conta

Il contratto per una base militare come primo atto concreto del Board espone diverse criticità profonde nel modo in cui il piano di ricostruzione è stato concepito e sta effettivamente procedendo.

  • Il piano di ricostruzione si è ridimensionato drasticamente rispetto alle promesse iniziali: il Guardian aveva già riportato a luglio come l'ambizioso progetto originario di ricostruire l'intera Striscia si sia ridotto a un piccolo progetto pilota nel sud di Gaza, un arretramento che il primo contratto reale, dedicato a una base militare da 150 persone e non alla popolazione civile, sembra confermare nei fatti;
  • La cornice giuridica della forza di stabilizzazione internazionale resta indefinita: la risoluzione ONU che ha autorizzato il Board aveva approvato l'istituzione di una forza di stabilizzazione internazionale per Gaza, ma il quadro legale dell'ISF non è ancora stato finalizzato, e non è chiaro quando inizierà effettivamente il dispiegamento, nonostante il Marocco abbia già promesso un piccolo contingente;
  • Il contratto arriva mentre il piano di disarmo di Hamas resta contestato sul campo: l'assegnazione è avvenuta pochi giorni dopo l'annuncio di Trump secondo cui Hamas avrebbe accettato di disarmarsi, un'affermazione su cui restano forti dubbi circa le modalità concrete di attuazione; Israele si è opposto al piano e ha intensificato gli attacchi aerei su Gaza subito dopo l'annuncio di Trump.

Adesso

  • La base attuale è solo la prima fase di un progetto molto più ampio: l'avamposto da 150 persone rappresenta la prima fase di un piano per costruire una base militare da 5.000 persone per l'ISF, dotata di postazioni di combattimento per veicoli e un terrapieno perimetrale difensivo, con strutture "rudimentali" adatte solo a dispiegamenti di breve durata, tende, brandine, bagni chimici e stazioni per il lavaggio delle mani;
  • La popolazione civile resta in condizioni critiche mentre si costruiscono strutture militari: almeno l'80% degli edifici di Gaza è stato danneggiato o distrutto dalla guerra, e a dieci mesi dal cessate il fuoco la maggior parte dei 2 milioni di abitanti del territorio vive ancora in campi improvvisati e privi di condizioni igieniche adeguate, un contrasto netto con la priorità data alla componente militare del piano;
  • La visione originaria di Kushner resta lontana dalla realtà attuale: alla prima riunione del Board a gennaio, Kushner aveva presentato un "masterplan" per una "Nuova Gaza" con una città sul lungomare fatta di torri scintillanti a uso misto, definendola "una speranza, una destinazione, tanta industria"; a distanza di mesi, l'unico contratto concretamente assegnato riguarda invece un avamposto militare, segno di quanto la distanza tra la retorica iniziale e l'attuazione reale del piano si sia ampliata.

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