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Il petrolio torna sopra i 90 dollari al barile a causa dei primi scontri tra Usa e Iran dopo 32 giorni

Cos’è successo
Stati Uniti e Iran si sono scambiati nuovi attacchi nella notte tra domenica e lunedì, i primi in oltre un mese, in uno scambio che rischia di far riaccendere il conflitto dopo settimane di relativa calma militare. Le forze statunitensi hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, dove secondo il Comando centrale statunitense (Centcom) le forze iraniane si stavano preparando a lanciare razzi con mine navali nello stretto. Teheran ha risposto lanciando missili contro basi statunitensi in Giordania, dove le difese aeree ne hanno intercettati otto, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di aver intercettato un drone proveniente dall'Iran sopra le proprie acque territoriali, dopo che i media di Stato iraniani avevano rivendicato un attacco con droni contro una base statunitense negli Emirati.
La notizia ha immediatamente spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Il future novembre sul Brent è salito sopra i 90 dollari al barile (90,7 dollari), con un incremento dell’1,5%, dopo aver sfiorato i 91 dollari nel corso della seduta, mentre il Wti ha guadagnato il 2,84% arrivando a 85,77 dollari.
Perché conta
- Lo scontro interrompe una pausa che durava dal 29 luglio, quando gli Stati Uniti avevano condotto una "pesante ondata di attacchi" contro obiettivi iraniani, e arriva a pochi giorni dalla dichiarazione con cui il presidente Trump aveva definito lo Stretto di Hormuz libero da mine, segnando una rottura rispetto alla strategia recente di Washington, più concentrata sulla pressione economica che su nuove azioni militari;
- La rappresaglia iraniana è stata rivendicata su più fronti: oltre ai missili contro la Giordania e al drone intercettato dagli Emirati, le Guardie rivoluzionarie hanno definito l'attacco statunitense "un errore strategico e letale" promettendo ritorsioni, mentre il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato di non cercare la guerra ma di essere pronto a una "risposta decisiva" di fronte a nuove aggressioni;
- Il nodo resta il controllo dello Stretto di Hormuz, arteria cruciale per l'approvvigionamento energetico globale: Teheran rivendica il diritto di regolarne il traffico anche con attacchi alle navi, mentre Washington ha risposto negli scorsi mesi con un blocco navale dei porti iraniani e la scorta militare al traffico commerciale, un braccio di ferro che a sei mesi dall'inizio del conflitto resta irrisolto.
Adesso
- Washington sta spostando la pressione sul piano finanziario: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che il dipartimento pubblicherà nuove sanzioni secondarie con cadenza settimanale contro l'Iran, partendo dal sistema bancario, in quella che l'amministrazione Trump ha definito un "D-Day economico" contro Teheran;
- I negoziati diplomatici restano fermi ma non del tutto interrotti: la Casa Bianca ha confermato che non sono in corso trattative dirette con l'Iran, mentre proseguono i colloqui tra Teheran e l'Oman su un'intesa per ripristinare il traffico marittimo nello stretto, con il sostegno di mediatori regionali come il Qatar;
- Il rischio di un'ulteriore escalation resta concreto: il CENTCOM ha completato nei giorni scorsi la bonifica delle rotte commerciali dalle mine, ma ha avvertito che ogni nuova nave o imbarcazione sorpresa a posizionarne di nuove sarà "immediatamente e sistematicamente distrutta", un avvertimento che lascia presagire nuovi possibili scontri nello stretto nelle prossime settimane.