News & BusinessPolitica Internazionale, Energia, Sicurezza & Resilienza
Il petrolio cala dopo lo sblocco di 100 mln di barili dalle riserve G7 mentre l'offensiva yemenita contro gli Houthi tiene alta la tensione

Cos’è successo
I prezzi del petrolio sono scesi nella mattinata di lunedì 5 ottobre, spinti dalla crescita delle esportazioni di greggio mediorientale e dal rilascio di scorte da parte dei Paesi del G7, che hanno compensato i timori per nuovi danni alle infrastrutture energetiche del Golfo mentre la guerra Usa-Israele contro l'Iran continua. Il Brent ha perso 72 centesimi (-0,71%) a 101,59 dollari al barile, il Wti si è fermato a 90,05 dollari (-1,2%). Venerdì i Paesi del G7 hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di diesel e greggio dalle riserve di emergenza, impegnandosi a evitare restrizioni all'export energetico dopo le pressioni del presidente Usa Donald Trump. Il rilascio si somma alla ripresa dell'export mediorientale, tornato sopra i livelli prebellici in quattro dei sette giorni dell'ultima settimana di settembre nonostante gli attacchi alle navi in transito nello Stretto di Hormuz, e al taglio a sorpresa da parte di Saudi Aramco dei prezzi di novembre per l'Asia, scesi ai minimi da sei anni.
Sul fronte yemenita, domenica il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dall'Arabia Saudita ha annunciato una vasta campagna militare per riconquistare tutte le aree controllate dagli Houthi, i ribelli sciiti filoiraniani che governano la capitale Sanaa dal 2014 e che minacciano i traffici nel Mar Rosso. Gli Houthi hanno risposto dicendo di aver lanciato missili balistici e droni contro siti Aramco a Riad e nell'area di Khurais, in reazione a 50 raid saudita in 12 ore, senza conferme da parte di Riad.
Perché conta
- Bab el-Mandeb, l'uscita meridionale del Mar Rosso, è diventato quest'anno ancora più cruciale come alternativa a Hormuz, che Teheran ha “chiuso” in risposta all'offensiva Usa-Israele: il controllo houthi dello stretto dà ai ribelli una leva diretta su una delle principali rotte commerciali tra Mediterraneo e Asia, e la controffensiva punta proprio a spezzarla;
- Il calo dei prezzi è dovuto a misure sull'offerta e non a una distensione: il Brent resta sopra i 100 dollari e, secondo ING, a sostenerlo sono le tensioni geopolitiche e gli attacchi alle navi commerciali nel Golfo, mentre i future sul gasolio Ice salgono di oltre il 2% a 1.390 dollari;
- I barili sauditi si stanno riavvicinando ai volumi prebellici, ma viaggiano a costi più alti e su rotte meno efficienti, mentre l'Opec+ ha rinviato la revisione delle quote 2027 dopo che la guerra ha interrotto i progetti di espansione della capacità in Medio Oriente, rendendo incerte le stime sulla produzione futura.
Adesso
- Il primo banco di prova è sul terreno: gli Houthi mantengono l'iniziativa e nelle ultime 48 ore hanno guadagnato posizioni vicino a Taiz, avanzando verso l'ultima strada che collega la città, terza del Paese, ad Aden, dove un assedio aggraverebbe una situazione umanitaria già drammatica (secondo il Pam, in alcune aree tre famiglie su quattro soffrono la fame);
- Resta da vedere se i raid dichiarati dagli Houthi contro Aramco avranno conseguenze concrete sulle infrastrutture saudite, finora non confermate da Riad: nuovi danni agli impianti del Golfo sono il rischio che i mercati stanno prezzando di più, e che il rilascio delle riserve G7 non può neutralizzare;
- Sul versante russo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che Kiev intensificherà gli attacchi alle raffinerie russe, un'altra variabile che pesa sul mercato dei prodotti raffinati e sul diesel in particolare.