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Il Parlamento Ue approva la stretta sui rimpatri dei migranti e incentiva il modello Meloni in Albania
Il Parlamento Europeo approva la stretta sui rimpatri dei migranti e incentiva il modello Meloni in Albania
Cosa è successo
Il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale per il nuovo Regolamento sui rimpatri dei migranti irregolari. Con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni, l'Aula ha dato il via libera all'apertura dei negoziati con il Consiglio per riscrivere le norme che disciplinano l'allontanamento dei cittadini extracomunitari privi del diritto di soggiorno nell'Unione. La maggioranza è composta da PPE, conservatori, patrioti e altre forze sovraniste; socialisti e sinistra hanno votato contro. Il testo introduce un'impostazione più restrittiva su diversi fronti: priorità al rimpatrio forzato rispetto alla partenza volontaria, obbligo di cooperazione per chi riceve un ordine di allontanamento, detenzione amministrativa fino a due anni, divieti di reingresso prolungati. Tra le novità più significative, la possibilità di istituire centri di rimpatrio, i cosiddetti "return hub", al di fuori dei confini europei, e l'estensione del concetto di "Paese di ritorno" a Stati terzi con cui l'UE o i singoli governi abbiano accordi bilaterali.
Perché è importante
Il voto ha una ricaduta diretta sulla politica italiana. Il modello dei centri in Albania, finora bloccato dai tribunali italiani per le criticità giuridiche sui "Paesi sicuri", trova nel nuovo regolamento una sponda europea esplicita: la normativa allarga i margini di applicazione della nozione di Paese sicuro, consentendo eccezioni per specifiche categorie di persone o aree geografiche e ribaltando di fatto l'interpretazione restrittiva fissata dalla Corte di giustizia UE nel 2024. Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d'Italia all'Eurocamera, lo ha definito il terzo pilastro di una strategia europea che «nasce anche dal modello portato avanti dall'Italia e dal governo Meloni». Le opposizioni sono nette: l'eurodeputata socialista Cecilia Strada ha parlato di un regolamento che “non si tratta più solo di rimpatriare le persone, ma potenzialmente di inviarle in qualsiasi Paese terzo”, mentre venti organizzazioni per la tutela dell'infanzia hanno denunciato che il testo consente la detenzione fino a 24 mesi anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati.
E adesso?
Il voto apre la fase dei triloghi: i negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione, per arrivare a un testo definitivo condiviso. Le posizioni delle due istituzioni sono vicine, il che lascia prevedere trattative relativamente rapide. Se l'accordo sarà raggiunto in tempi brevi, le nuove norme potrebbero essere operative dal 2027-2028. Il nodo che resterà aperto è quello giuridico: critici e organizzazioni umanitarie avvertono che il regolamento rischia una nuova ondata di contenziosi davanti alle corti nazionali ed europee. Per l'Italia, la partita concreta si gioca sui centri in Albania: il quadro normativo si fa più favorevole, ma i numeri finora sono stati irrisori: poche decine di migranti nel centro di Gjader, contro le 36.000 persone l'anno previste inizialmente.