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Il paradosso africano: export agricolo Usa a +55% mentre Washington taglia investimenti e diplomazia

Cosa è successo
Nel 2025, il commercio agricolo tra Stati Uniti e Africa ha raggiunto 11,57 miliardi di dollari, contro i 7,47 miliardi del 2024, un balzo del 55% in un solo anno.
- Le importazioni americane di prodotti africani sono salite a 5,85 miliardi (+48%), trainate da cacao, caffè, anacardi e spezie provenienti principalmente da Costa d'Avorio, Ghana e Kenya.
- Le esportazioni statunitensi verso il continente hanno fatto ancora meglio: +61%, a 5,71 miliardi, con soia e grano che dominano i flussi verso Egitto e Nigeria.
- Per la prima volta in cinque anni, la bilancia commerciale si è chiusa a favore dell'Africa, sia pure di misura: 141 milioni di dollari.
Perché è importante
Washington ha moltiplicato le missioni commerciali agricole nel continente, Ghana, Nigeria, Marocco, con l'obiettivo esplicito di conquistare quote in mercati che fino a poco fa erano terreno quasi esclusivo di Europa e Cina. Il principale strumento rimane l'Agoa, che garantisce esenzioni tariffarie ai Paesi dell'Africa subsahariana e spiega perché l'80% delle importazioni statunitensi provenga da quella regione.
Il dato più rilevante è però quello delle esportazioni: crescere del 61% in un anno non è un effetto dei prezzi, è penetrazione commerciale. Gli Stati Uniti stanno costruendo dipendenze alimentari in Africa negli stessi anni in cui il continente accelera la sua urbanizzazione e la sua domanda proteica. Chi vende il cibo a un mercato di 1,5 miliardi di persone in rapida crescita acquisisce una leva geopolitica che va ben oltre il commercio.
E adesso?
Il sorpasso della bilancia commerciale è simbolicamente importante, ma la partita vera si gioca su una contraddizione stridente. Nella National Security Strategy 2025, Trump ha definito l'Africa un teatro "periferico" rispetto agli interessi americani: USAID è stata chiusa, trascinando con sé Prosper Africa e Power Africa, gli stessi strumenti che sostenevano la penetrazione commerciale nel continente. Il secondo nodo è l'Agoa: senza rinnovo, crollerebbe la base su cui poggia l'80% delle importazioni agricole americane dall'Africa. Nel frattempo la Cina continua a investire, e Paesi come Kenya e Sudafrica stanno già spostando le loro partnership verso Pechino. Washington avanza commercialmente mentre si ritira strategicamente e chi occupa il vuoto non ha intenzione di lasciarlo.